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Firefox 3.1b3 e la compatibilità delle estenzioni.

sabato, 14 marzo 2009

firefox add ons ss Firefox 3.1b3 e la compatibilità delle estenzioni.Lo scorso anno, in questo articolo, avevo descritto come disabilitare il check della compatibilità dei plugin di FireFox, cosa interessante, ma, ahimè, non sempre sufficiente a rendere i plugin completamente fruibili.

Oggi ho scoperto, grazie a questo articolo, che il vero responsabile di tutta la storia è un file dall’arcano nome di extensions.rdf situato nella directory del profilo di FireFox in uso. E’ lì che sono elencate le compatibilità di tutti i plugin.

Spesso, come risaputo, un plugin è potenzialmente funzionante su versioni successive del nostro beneamato browser, ma tale potenzialità è castrata dall’intervento degli sviluppatori del plugin che barricano la compatibilità aspettando di collaudare lo stesso su versioni successive del browser di casa Mozilla.

Ebbene, non sempre questa “revisione” è concomitante con una nuova release di FireFox, e non è raro che passino dei mesi.

A questo punto interveniamo noi, editando il file di cui parlavo, situato in MacOSX nella directory /Users/nome_utente/Library/Application Support/Firefox/Profiles/xxxxxx.nome_profilo.

Basterà cambiare tutte le occorrenze del tipo NS1:maxVersion=”X.y.*” con nuneri relativi a versioni successive; io ci ho messo 3.2, così non ho rotture di coglioni per un bel po’ (anche se dicono che si passerà al 3.5, boh, staremo a vedere).

Importante è salvare una copia del file prima di aprirlo ed editarlo con TextEdit, in modo da formattarlo nella giusta maniera.

Safari 4 beta, traduzione in italiano … beta non ufficiale.

venerdì, 13 marzo 2009

safari Safari 4 beta, traduzione in italiano ... beta non ufficiale.Insomma, tutti sapete oramai quanto mi sta sulle balle Safari, non so perchè, ma è così, non so darne una spiegazione valida e tecnica, ma lo uso pochissimo, di solito solo per fare degli esperimenti sul blog, per testare gli effetti di un accesso senza login automatico, cosa che grazie ai cookies ed al salvataggio delle password ho impostato su FireFox, quindi per evitare di accedere automaticamente e poi effettuare il log-out e poi di nuovo il log-in, uso due browser e chi s’è visto s’è visto. Tuttavia l’ultima beta di Safari non mi dispiace, quantomeno dal punto di vista estetico, il discorso delle schede in alto, forse, non so, non è male. Un’unica “pecca” ha avuto fino ad ora, il fatto che era localizzato solo ed esclusivamente in inglese. Invece oggi ti apprendo, sempre per ultimo (e figurati, quando mai potrei smentirmi?!), che una localizzazione in italiano esiste ed è scaricabile da QUI

Sempre mitica fonte

Alice ADSL e l’odissea del 187 a Firenze

giovedì, 12 marzo 2009

alice adsl Alice ADSL e lodissea del 187 a FirenzeIntendo descrivere in quest’articolo l’odissea che mi ha visto protagonista di una vicenda che ha del surreale.

Lunedì 9 marzo 2009 ero, come tutte le mattine, nella situazione raffigurata dall’icona del Feed qui su a sinistra, quando di punto in bianco FireFox mi dice che non sono connesso; a questo punto faccio le analisi di rito: disattivo airport e lo riattivo, guardo il router e mi accorgo che la lucina che rappresenta la linea ADSL è spenta!

Con l’intenzione di chiamare il 187 per capire cosa avesse la mia Alice 20 Mega, alzo la cornetta del telefono e…..morta!

Non mi faccio prendere dal panico e chiamo il 187 dal cellulare…..e qui comincia l’odissea, felicemente appena conclusasi dopo 4 giorni, grazie al fatto che sono andato a prendere il tecnico personalmente mentre mangiava….ma andiamo avanti per gradi.

In generale il 187 è organizzato in modo da non dare la possibilità a nessuno di incazzarsi con nessuno: telefoni una volta e ti risponde Irene (cognome: “in cosa posso esserle utile”) dalla Sardegna, che ti dice che apre una pratica di guasto e ti da un termine ultimo (dopo 3 giorni) per la risoluzione del problema; quando richiami, una vocina registrata ti dice che se hai intenzione di rompere i coglioni sullo stesso problema, allora è meglio che chiudi perchè devi aspettare 3 giorni, altrimenti resti in attesa e …. magia delle magie, non ci sono operatori disponibili icon biggrin Alice ADSL e lodissea del 187 a Firenze

La mia mammina ha l’abitudine di chiamarmi tutte le sere e la sera del 9 mi chiama come al solito verso le 20:00 …. le risponde un tipo, e lei “mi passa mio figlio per favore?” …. “non conosco suo figlio, a me hanno allacciato il telefono oggi”.

Mia madre mi avverte chiamandomi sul cellulare e io chiamo il MIO numero di casa e ho il piacere di conoscere chi risponde alle mie chiamate dalla mattina.

Richiamo il 187 per integrare nella “pratica” (molto poco pratica) le nuove informazioni, visto che fino ad ora si parlava di guasto generico, ed inserisco il numero che il nuovo utente avrebbe dovuto avere per contratto. Gli operatori, fino a quel momento non disponibili, hanno sgomitato per rispondermi in 2 minuti. Descrivo il problema a Giuseppe (stesso cognome di Irene, saranno parenti?), un siciliano molto simpatico  che mi spiega che può solo aprire un guasto generico sulla linea del nuovo abbonato, ma non integrare l’informazione sulla mia pratica….va bene, allora lo faccia! Lo fa.

Il giorno successivo richiamo e scopro un trucchetto: se non si effettua nessuna scelta, si viene spediti direttamente ad un operatore, anche se verrà scelto a caso tra reparto commerciale e tecnico, ma entrambi i generi di operatore possono potenzialmente agire sulle medesime problematiche, quindi non ce ne frega niente, al massimo il “in cosa posso esserle utile” di turno ci chiederà di rifare il 187 e scegliere il servizio tecnico, ma a quel punto basta piangere un po’ e fare gli idioti inetti che non sanno usare la tastiera del telefono e dire che abbiamo tanto bisogno di aiuto e pregarlo/a di non farci ascoltare nuovamente quell’odiosa musichetta. Insomma, di solito funziona.

Insomma, il parente di Irene e Giuseppe, Francesco, mi dice che il caso è in carico ad un non ben identificato “reparto tecnico” e gli chiedo esplicitamente se sono lavori che generalmente vengono dati in subappalto. A questo punto Francesco commette un grave errore, dal punto di vista Telecom: mi comunica il nome della ditta appaltatrice su Firenze, la C.I.E.T S.p.a., azienda che lavora in campo telefonico su tutto il territorio nazionale, ma che a  Firenze ha sede a Campi Bisenzio, in via Manderi numero 169 che DOVREBBE rispondere al numero 0558997313. Dico “dovrebbe” per il semplice fatto che non rispondono e, se si degnano di alzare la cornetta, è solo per riabbassarla e non avere rotture di balle.

In tarda serata di ieri finalmente mi risponde un’anima pia che mi dice che stanno smontando e che non sa nulla di nessun problema. A questo punto è provvidenziale il fatto che gli nomino la via in cui abito, e tanto disinvoltamente mi dice “ma io ho fatto un nuovo allaccio in quella via due giorni fa!” “mortacci tua, lo so, stupido idiota, chissà cosa minkia mai hai combinato!” “non si preoccupi domani mattina prestissimo il primo lavoro sarà quello che la riguarda” …. OK, vogliamo fidarci.

Stamattina….ZERO! Ricomincio a telefonare a raffica alla C.I.E.T., ma nulla, solito discorso, non rispondono, allora, armato di navigatore e mitico scooter parto alla volta di Campi Bisenzio e ti trovo un capannone sperduto nel nulla con due tipi che banchettavano allegramente (erano anche le 12:30, mi sembra giusto).

Chiedo di un responsabile e mi dicono che è andato a pranzo, allora espongo il problema a loro …. via …. ILLUMINAZIONE! Uno di loro mi dice “si, io ho in carico il lavoro, ma me lo hanno appena comunicato, ma non so mica se posso venire oggi”…..a quel punto ho bloccato il cancello con la moto e dichiarato che nessuno sarebbe entrato o uscito se non avessi avuto la certezza del lavoro in giornata “OK, sarò da lei alle 14:30″ “bene, grazie, a dopo“.

Fine della storia, in 2 minuti (giuro, due!) mi ha ridato il mio mondo.

Un po’ di considerazioni: se il 187, invece che considerare un errore quello di comunicarci chi “fisicamente” eseguirà il lavoro, considerasse la cosa normale e lo facesse sempre e comunque? Non sarebbe un nostro diritto? In pratica, mi dai il nome e numero telefonico di chi deve venire a fare il cazzo del lavoro, poi me la vedo io con lui!

La famiglia “in cosa posso esserle utile” è composta da persone simpatiche e disponibili, ma a distanza di chilometri, cosa vuoi che ne sappiano se l’operaio della C.I.E.T è in ferie, sta mangiando, è in malattia o sta scopando? Non è meglio che lo chiami direttamente io? Così mi dice “oh ciccio, sono a trombare con la mi’ moglie, e un ti dispiace, vero, se vengo un po’ più tardi?” … cavolo, ma fai pure con comodo, cioè, dico, sarebbe un rapporto più diretto, più umano, cazzarola! Se so che sei tu che devi venire, e so esattamente quando verrai , io mi tranquillizzo e non cago il cazzo al 187 ogni mezz’ora, o no?

Sono un cliente Alice ADSL e Telecom da sempre, mai tradita con porcate tipo Tele2-InfoStrada-zZoneSò, è quello che ritengo il miglior servizio ADSL in tutto il territorio nazionale, ma ora so che quando nasce un problema, meglio sbrigarsela da soli, sempre ammesso che un signor “in cosa posso esserle utile” commetta il grave errore di dirci a quale ditta è stato affidato il lavoro, altrimenti son cazzi amari.

Aggiornamento del 14 marzo: Ieri si son presentati alla centralina 2 operai (non ho voglia di chiamarli “tecnici”) della C.I.E.T in due momenti differenti della giornata, uno la mattina e uno la sera. Mi hanno contattato per annunciarmi che erano qui per risolvere il problema….quale? Boh! Appena ho detto loro che era già stato risolto da un loro collega il giorno prima si sono dimostrati risollevati, dichiarandosi comunque non disposti ad allacciare la linea al poveretto che aveva la mia, visto che non era nel loro ordine del giorno.

Oggi sono stato contattato sul cellulare da un operaio della Telecom che era convinto di parlare col nuovo abbonato che aveva bisogno della linea….ma che casini combina sta gente?! Gli ho fornito il numero di cellulare del mio nuovo amico che finalmente ha il SUO telefono da un paio d’ore …. dopo sei lunghissimi giorni di pura follia! Non ho parole, ma tutto è bene quel che finisce bene, anche se ogni volta che vedo qualcuno in piedi d’avanti a quella centralina comincio a tremare!

Una pagina 404 fighissima e personalizzata.

martedì, 10 marzo 2009

404 Una pagina 404 fighissima e personalizzata.Ahimè quanto spesso ci capita di imbatterci in pagine d’errore navigando in giro per il WEB; il più delle volte si tratta del risultato di link forniti da MastroGoogle che memorizza per secoli cose non più esistenti. A quel punto un server Apache non fa altro che restituire un codice d’errore che porta ad una pagina preconfezionata veramente orribile con un difetto di fondo: è un punto d’arrivo ed invita alla fuga.

In pratica la pagina d’errore 404 base non fa altro che dirci che qualcuno ha sbagliato e ci fa sbattere contro un muro. Da questa situazione si esce solo ridigitando l’indirizzo corretto….che di solito non è quello del sito su cui siamo, che ci è già diventato antipatico!

In WordPress la pagina 404 può essere personalizzata a seconda del tema che si utilizza, infatti è customizzata in ogni tema e il suo codice è visibile nella DashBoard, nel menu “Aspetto –> Editor”.

Confesso che ho provato a modificare questa pagina, nel mio tema (Freshy2) carica l’header compreso di menu, ma non le sidebar laterali e su sfondo bianco scrive “Non trovato – Hai cercato qualcosa che non si trova qui”. Molto meglio della pagina del server sicuramente, ma comunque utile solo a metà.

A questo punto ho pensato di creare una pagina perfettamente caratterizzata dallo stile del blog, inserita nel tema come qualunque post ed ho escogitato uno di mille sistemi, nato dall’unione di diverse informazioni colte in giro per forum in cui c’è un’enorme confusione.

In pratica non ho toccato il codice di 404.php tranne che per l’inserimento di due righe in testa:

<?php
header(“Status: 301 Moved Permanently”);
header(“Location:http://www.bigo72.com/404″);
?>

In questa maniera, qualunque cosa segua nel codice della pagina 404.php relativa al tema in uso non viene considerata, perchè si viene sbalzati sulla pagina 404 che sono andato a creare come avrei creato qualunque altra pagina, come ho creato “tag”, “contatti”, “legalese” ecc.

Ciò che però restava un problema era la sua visualizzazione all’interno del menù dell’header, cosa abbastanza antipatica, che cavolo ci sta a fare la pagina 404 in un menu del genere, per essere scelta di proposito? HaHa, solo Pino sarebbe così folle da scegliere quella voce di menù!

Altre ricerchine Google e forum in tutte le lingue, fino a quando non ho trovato la maniera di escludere delle pagine, anche se pubblicate, dal menù dell’header: il file da modificare in questo caso è header.php, sempre contenuto tra le pagine che WordPress ci permette di modificare in “Aspetto –> Editor” e la riga che ci interessa è quella che contiene il comando wp_list_pages.

Qui devo dire che nel mio caso il tema inserisce suoi comandi particolari, infatti wp_list_pages è rappresentato da freshy_wp_list_pages, quindi non escludo che altri autori di temi introducano cose di questo genere. Non ci importa, perchè wp_list_pages dovrebbe essere comunque contenuto e quella è l’unica riga di codice che lo contiene, quindi non si scappa, la riga da modificare è quella, nel mio caso:

<?php freshy_wp_list_pages(‘sort_column=menu_order&title_li=’); ?>

diventa:

<?php freshy_wp_list_pages(‘exclude=280&sort_column=menu_order&title_li=’); ?>

Capiamo tutti perfettamente (tranne Pino) cosa si intende con “exclude” spero, ma ciò che ho faticato a capire cosa fosse è quello che nel mio caso corrispondeva a 280, detto “Page ID”. Trattandosi di un numero, ero sicuro che fosse il numero d’ordine della pagina, visibile in dashboard nel menù “Pagine” sotto la colonna “Ordine delle pagine”….INVECE NO! (infatti non funzionava ghgh).

Il PageID è quel numero che compare alla fine della URL relativa alla modifica della pagina, nel mio caso

http://www.bigo72.com/wp-admin/page.php?action=edit&post=280

Ecco fatto: la pagina 404 non compare più nel menù ed è raggiungibile ogni qualvolta si digita un permalink inesistente.

Detto tutto ciò, andate pure a vedere fino a che punto può arrivare la mia follìa icon biggrin Una pagina 404 fighissima e personalizzata.

NoFollow, questo sconosciuto: un plugin per FireFox ci aiuta a scovarlo.

lunedì, 9 marzo 2009

nofollowme NoFollow, questo sconosciuto: un plugin per FireFox ci aiuta a scovarlo.Sconosciuto per me almeno, fino a ieri, e devo dire che oggi il pallino del NoFollow mi ha stuzzicato parecchio.

Ma partiamo dall’inizio e vediamo perchè di punto in bianco uno si alza la mattina e non si chiede se deve essere di destra o di sinistra, cattolico o buddista, milanista o juventino, gay o etero, ma si chiede se deve essere DoFollow o NoFollow.

Trovo che i Feed RSS siano un’invenzione meravigliosa, una volta, tanto tempo fa, esistevano i preferiti di Internet Explorer (ohmmadonna, giuro che non lo nomino più!): si apriva il browser e si controllava che i propri siti preferiti fossero cambiati o meno. Non so quando nacquero i Feed, ma io me ne accorsi, come al solito, per ultimo.

Nessun problema, perchè imparai ad amarli da subito, sfruttando i client di posta prima e GoogleReader poi , per cominciare a filtrare il WEB secondo i miei interessi.

Perchè questa premessa sui Feed? Non solo per linkare i miei ben tre volte icon wink NoFollow, questo sconosciuto: un plugin per FireFox ci aiuta a scovarlo. ma anche e soprattutto perchè è questo sistema che mi ha permesso di concentrare la mia attenzione su questo articolo di Tr3ndy che elenca 18 blog nofollow-free.

Vi dico che parliamo delle 2:20 di un sabato notte passato in casa (che trisHtezza!) quindi ecco svelato quanto può essere contorto l’umano intelletto che risveglia i campanellini dell’attenzione proprio quando vorresti oramai andare a dormire.

Grazie all’articolo citato, sento per la prima volta (per la serie “lo sapevate tutti e io no“) parlare di questa cosa, ed io che ero convinto fino a quel momento che spargere il link al proprio sito in giro per il WEB fosse sufficiente per essere indicizzati da Google e far salire il proprio PageRank (questo sconosciuto). E comunque ci tengo a precisare che non ho mai inserito un solo commento in nessun blog “figo” furbescamente pensando al tornaconto personale, ma semplicemente per approfittare dell’opportunità gentilmente offerta dagli autori di esprimere la mia opinione.

Quindi, non che me ne sia mai occupato, in effetti ho sempre blogato pensando ai contenuti, e sinceramente senza nessuna pretesa di “audience” (dopo anni mi legge sempre solo Pino!), considerando questo angoletto della rete come un blocco appunti personale da condividere, più che come una piattaforma di pubblicazione, due concetti simili, ma concettualmente distinti, ne converrete.

Dell’articolo di Tr3ndy mi colpisce la frase “potrete capire l’importanza di questo tipo di link, che addirittura a volte possono essere anche acquistati o noleggiati” (azz!) un po’ come si faceva una volta con lo scambio link, i blogroll, cose che Google oramai non caga prende più in seria considerazione. Poi mi dice “dopo una ricerca molto impegnativa, sono ruscito a scovare alcuni blog tecnologiciinformatici che premiano i loro commentatori, donandogli un link senza nofollow” e qui mi scatta il pallino e gli chiedo in un commento come si fa a scoprire se un blog è NoFollow-Free o meno.

Carlo mi risponde che basta semplicemente dare uno sguardo al codice HTML della pagina dei commenti. In pratica, il collegamento che punta al sito segnalato in un determinato commento, non deve avere attributi di questo tipo: rel=nofollow, se ha questo attributo, il blog non è nofollow free, invece se non trovi niente, oppure trovi rel=external, allora hai davanti un sito nofollow free.

WOW! HTML?! Ma che, scherziamo veramente? Io sono completamente impedito co’sta robaccia (non è vero, diciamo che son pigro, ma meno ho a che fare direttamente con l’HTML e meglio è icon biggrin NoFollow, questo sconosciuto: un plugin per FireFox ci aiuta a scovarlo. ).

E qui è cominciata la mia di ricerca, durata 10 minuti: NoDoFollow plugin per FireFox, una vera bestia da soma, nel momento in cui entriamo in un sito, se il plugin è attivato, ci svela con diversi codici di colore (rosso STOP, blu VAI) se i link sono NoFollow -Free o meno.

In pratica ci basta dare un’occhiata al colore con cui sono evidenziati i nomi degli autori dei commenti per capire se quel determinato blog è NoFollow o no.

A questo punto possiamo dire che le “ricerche molto impegnative” sono finite: per trovare un blog sul quale commentare “conviene” da un punto di vista puramente “PageRankico”, ci basta navigare.

Mi esìmo dal commentare la meschinità di un atto del genere, la vera morte del WEB2.0, e vorrei dire che “spero di esesere stato utile a qualcuno” (un classico), ma non aggiungo altro.

Cheers icon biggrin NoFollow, questo sconosciuto: un plugin per FireFox ci aiuta a scovarlo.

Redirezione sito, ovvero quando Google memorizza le pagine del vecchio blog: Redirection, plugin per WordPress

giovedì, 5 marzo 2009

301 redirect Redirezione sito, ovvero quando Google memorizza le pagine del vecchio blog: Redirection, plugin per WordPress In molti ricorderete Pino ricorderà sicuramente che la storia di questo blog è cominciata su piattaforma Blogspot, poi spostata su hosting gratuito per poi approdare nell’attuale posizione (sarà definitiva? Spero di sì).

Ciò che più amo/odio di Google è che mantiene i risultati delle sue indicizzazioni per un casino di tempo, cosa che non sempre può essere gradita dal WebMaster, specialmente se migra da un host ad un’altro o se cambia il tipo di permalink su WordPress (il permalink è tutto ciò che compare dopo l’indirizzo della homepage: nel caso di un indirizzo del tipo “http://www.nomesito.boh/tutto-quello-che-segue/pagina.php” il permalink è “/tutto-quello-che-segue/pagina.php”).

A questo punto le possibilità di re-direzione del traffico generato dai motori di ricerca sono molteplici ed a seconda del metodo scelto si avranno diversi risultati; citerò solo i due che ho provato, visto che ho l’abitudine di descrivere solo quello che tocco con mano ed evito di copincollare pezzi di WEB senza verificare la validità delle informazioni.

Primo Metodo – index.php home-rimbalzante: si realizza un file index.php da sostituire a quello presente nella propria root sullo spazio web dedicato a WordPress, creando con un editor che non formatti il testo il file ed inserendo le seguenti righe:

<?php
header(“location: http://nuovo.sito.boh”);
?>

A questo punto, ogni link nato da ricerche Google porterà inevitabilmente alla HomePage del nuovo sito che, nel caso di WordPress può essere la lista degli ultimi post o una pagina statica.

Questo metodo è sicuramente efficace e redireziona il traffico, è innegabile, ma non redireziona il navigatore al risultato della sua ricerca, sarà suo dovere, se davvero interessato a leggere il post, quello di cercarlo all’interno del nuovo sito, sempre ammesso che i due siti siano uno la copia dell’altro, almeno fino alla data della migrazione (come nel mio caso).

Secondo Metodo – Redirection Plugin: Questo plugin per WordPress permette di creare delle regole di redirezione delle pagine secondo una miriade di opzioni configurabili e non sto qui a spiegarle tutte, anche perchè il mio “studio” delle features del plugin si è limitato a ciò che abbracciava il mio caso, quindi non mi vergogno a dire che la maggior parte di ciò che ho letto sul sito dell’autore non l’ho capito, anche perchè non interessandomi, non mi ci sono impegnato più di tanto.

Una prima soluzione concessaci dal plugin è una redirezione di una singola URL ad un’altra: in pratica http://www.vecchiosito.boh/permalink diventa http://www.nuovosito.boh/permalink.

E’ facile immaginare quanto questo sistema richieda un mare di tempo, soprattutto se i post sono centinaia! E non nego di aver cominciato con questo metodo, ma al quinto indirizzo WEB mi son fermato stremato!

E’ qui che entra in gioco la capacità di Redirection di leggere ed interpretare delle Espressioni Regolari (o Regex), argomento abbastanza complicato da assimilare, ma a noi non serve approfondirlo più di tanto.

Per intenderci, ecco un esempio delle mie impostazioni:

regex Redirezione sito, ovvero quando Google memorizza le pagine del vecchio blog: Redirection, plugin per WordPress

Importante marcare il campo “Regex”, che dice al plugin che si tratta di un’espressione e non di una URL.

In pratica dico al plugin che quando al sito viene richiesto di visualizzare una pagina con permalink composto da /numero/numero/numero/testo allora deve redirigerlo ad http://www.bigo72.com/permalink (spero che sia chiaro che l’espressione nel campo “source URL” è valida solo nel caso in cui si abbia un permalink impostato come il mio, se il nostro permalink è di tipo differente cambia anche l’espressione corrispondente).

A questo punto tutti i post sono rediretti, ma non è tutto: bisogna redirigere gli indirizzi del tipo /tag/testo quindi la regola da aggiungere alla prima ha come source /tag/(*.) e come target http://www.bigo72.com/$1

Stesso discorso per /pagine/testo ecc.

A questo punto, perchè non redirigere tutto il traffico con una regola del tipo source=/(.*) e target=http://www.nuovosito.boh/$1? Ma come perchè? Per non fare il mio stesso errore! Infatti Pino mi aveva suggerito di inserire questa come unica regola ed il risultato è stato che ogni qualvolta tentavo di accedere alla DashBoard del vecchio bigo72.net venivo catapultato sulla DashBoard di bigo72.com …. ovvio! Senza la possibilità di entrare e disabilitare il plugin! Ho risolto cancellandolo da /wp-content/plugins dopo aver effettuato l’accesso via FTP; in questo modo ha smesso di agire e mi ha permesso di reinstallarlo, configurandolo a dovere: non mi dispiace infatti continuare ad avere accesso “dietro le quinte” di bigo72.net.

Beh, spero che tutta questa folle descrizione serva a qualcuno, pare che Pino mi stia spammando in tutte le PornoVideoChat che frequenta, pur di avere compagnìa!

WP-Touch iPhone Theme: Visualizzare il proprio blog con layout ottimizzato per iPhone

martedì, 3 marzo 2009

wptouch immagine jpeg 900x376 pixel mozilla firefox 31 beta 2 WP Touch iPhone Theme: Visualizzare il proprio blog con layout ottimizzato per iPhoneUna vera chicca: ho scoperto l’esistenza di un plugin per WordPress che ottimizza la visione e la lettura dei blog pubblicati tramite tale piattaforma, per il mitico iPhone, nonchè iPod Touch.

Si chiama WP-Touch iPhone Theme e rende la lettura lel blog davvero molto gradevole su tali dispositivi.

In questi giorni mi sto dedicando alla scoperta di tutte le funzioni di WordPress che non ho mai utilizzato, limitandomi a pubblicare articoli con foto, ottimizzare il tema (orribile la testata attuale, spero che qualcuno voglia darmi una mano a trovare un’idea, perchè fa veramente pena!) e stop.

Con l’arrivo di WP2.7.1 ho cominciato a godere nel customizzare, nel navigare per menu della dashboard, e nella ricerca e collaudo dei plugin più disparati.

Trasformare il Mac Mini in un Server, con tanto di supporto PHP e MySQL: MAMP

sabato, 28 febbraio 2009

2672478595 551bb54fe4 Trasformare il Mac Mini in un Server, con tanto di supporto PHP e MySQL: MAMPSono anni, ma dico anni, che una delle vocine che affollano la mia testa mi dice di impostare un server a casa. E sono anni, ma dico anni, che rispedisco quella vocina nei meandri più remoti della scatola cranica, tanto che dopo secoli di opportunità avute quando su tutte le mie macchine girava linux (tutti continuano a dire che linux è la miglior piattaforma su cui far girare un server), mi son deciso a realizzare qualcosa di vagamente somigliante ad un server proprio quando le mie macchine son tutte Apple, eccetto che per l’EEEpirlotto che di fare il server non ne vuol sapere (eppure gliel’ho chiesto gentilmente!).

Insomma, grazie agli spippolamenti che si sono resi necessari per la realizzazione di questo blog, specialmente in seguito ai recenti spostamenti “forzati” dalla morte di HelloWeb, mi son reso conto di aver approfondito le mie conoscenze tecniche riguardanti il lato prettamente SQL e PHP di un sito come questo.

Un attimo, non sono mai stato e credo che non sarò mai un programmatore, direi che “smanettone” sia il termine che sempre meglio di qualunque altro descriverà perfettamente la mia identità informatica: quella di colui che CopIncolla pezzi di WEB in altrettanti pezzi di codice locale, il più delle volte incrociando le dita (quanto è difficile usare il mouse e la tastiera!) e non avendo la benchè minima idea di quel che sta facendo.

OK, ottima premessa, proseguiamo!

Leopard ha già implementato al suo interno un server Apache dormiente ed un sacco di altre cosine che semplicemente andrebbero risvegliate, basterebbe installare MySQL per avere un server funzionante, ma il terminale sarebbe quasi l’unica risorsa, sia per l’installazione che per l’impostazione (ORROREEEE!!!).

Per non sputtanare completamente un sistema già di suo abbastanza compromesso dagli smanettamenti di anni, ho deciso per l’uso di MAMP Pro, un ambiente di sviluppo a sè stante, munito di una comoda interfaccia grafica per l’avvio dei vari servizi, che crea un server separato da tutto ciò che è il sistema.

Davvero in 2 click ero on-line e pronto per installare WordPress sulla mia macchina, ponendo i files html o php nella directory /Applications/MAMP/htdocs, che diventa la localhost. Si può avere la prova della presenza on-line accedendo al proprio indirizzo IP con un browser; io, per avere la certezza matematica che nulla che fosse presente nella mia rete domestica interferisse con questo, ho effettuato l’accesso con l’eeePC, connesso in HSDPA mediante la mitica Huawei E169.

Una veloce ricerca su Google ci farà notare quanto la blogosfera sia ottusa: i vari “copincollaggi” da un blog all’altro mettono gente idiota nelle condizioni di parlare di software che non ha mai usato e di cui ha letto qualcosina; infatti tutti ci presentano questo software come una piattaforma destinata ad un uso esclusivamente locale, per provare ad installare un nuovo plugin su WordPress per rodarlo, prima di installarlo sul proprio blog, per esempio, oppure per provare uno script PHP di dubbia provenienza.

NULLA DI PIU’ LONTANO DALLA REALTA’! Il server di cui parliamo è un server completo in tutto e per tutto e ci permette di avere un sito in locale, del quale si possono aprire le porte per la visione da parte del mondo del fottuto WorldWideWeb!

Ma in che maniera un amministratore “casalingo” può ottenere di avere un sito web nel computer di casa, che sia visibile dall’esterno, a meno di non comunicare a tutto il mondo il suo indirizzo IP ogni volta che riavvìa il router? Infatti la maggior parte di noi ha una connessione con indirizzo IP dinamico; nulla di più semplice che l’utilizzo del servizio gratuito di DynDNS, sito che si occupa di abbinare un nome a dominio, scelto tra quelli disponibili sul sito stesso, al proprio indirizzo IP, costantemente aggiornato con svariati sistemi, come per esempio un comodo updater installato sulla macchina che avvìa un demone che comunica a DynDNS il proprio indirizzo IP ad intervalli di tempo decisi dall’utente. Nel mio caso ho la fortuna di avere un router che gestisce gli account DynDNS, quindi è lo stesso router che comunica al sito il mio IP, ogni volta che si riavvìa, senza demoni in giro per la mia RAM e la mia rete domestica.

L’indirizzo relativo al mio blog “locale”, per esempio, è http://bigo72.is-a-geek.com e, per quanto pittoresco, non è che sia decisamente ….. “professionale”, ma purtroppo DynDNS mette a disposizione solo un elenco abbastanza … come dire….”dissacrante”?

OK, a questo punto sono online, ma quel nome a dominio proprio non mi piace! Ecco che interviene il concetto di CNAME all’interno del pannello configurazione di un nome a dominio: in pratica basta l’acquisto di un dominio ed il forward del traffico dati di un altro dominio attraverso di lui, mediante la creazione di un record CNAME che punti al dominio DynDNS e il gioco è fatto: è per questo che con grande orgoglio voglio annunciare la nascita di http://www.bigo72.com

Per l’acquisto del nome a dominio consiglio NameCheap.com, di facile gestione e con prezzi davvero vantaggiosi.

Per ora è tutto, visto che per il momento sono ancora in “rodaggio” cerco di tenermi buono e caro questo spazio, con questo indirizzo, prima di trasferirmi completamente: quel blog rimarrà una brutta copia di questo per il momento, fino a quando non sarò sicuro di poterlo gestire in piena consapevolezza di ciò che faccio (quello che ho ottenuto fino ad ora è un “coso” che funziona, ma non so esattamente come ci sono riuscito!).

Certamente lo stile del presente articolo è ben lungi dall’assomigliare ad una “guida” o “tutorial” su come impostare un server in casa propria, ma credo fornisca abbastanza spunti per orientarsi nelle scelte da effettuare qualora si volesse intraprendere questa strada…..il resto è su Google icon biggrin Trasformare il Mac Mini in un Server, con tanto di supporto PHP e MySQL: MAMP



gMail down per una mattinata!

martedì, 24 febbraio 2009

gmailerror gMail down per una mattinata!

Insomma una bella crisi e un po’ di pensieri riguardanti la totale dipendenza da servizi on-line.

In molti vi sarete accorti che la gMail stamattina è stata irraggiungibile per alcune ore (e sicuramente tutti i blog più “seri” del mio mi hanno già preceduto nella pubblicazione di un articolo simile a questo).

Oltre ad una grande rabbia, visto che aspettavo delle importanti email di lavoro, il down momentaneo della gMail mi ha dato molto da pensare, si, perchè sono un Google-Dipendente!

In pratica non scarico un solo messaggio di posta in locale da anni, il calendario dei miei appuntamenti è on-line, il mio feed-reader è GoogleReader e tutti i miei appunti sono sui GoogleDocs…..che altro? Ah! I miei contatti, sono tutti sulla gMail, emails e numeri di telefono, spesso mi è capitato di doverli scaricare in seguito all’acquisto di un nuovo cellulare.

Sui miei mac e sull’eeePC sincronizzo i calendari con quello Google e sincronizzo i calendari del mac con l’iPhone, idem per i contatti, sincronizzati tra mac e google.

Spesso dimentico quanto sia sottile questo cordone ombelicare che mi unisce a BigG e un down temporaneo di un servizio (gratuito, ricordiamolo!) mi richiama violentemente alla realtà dei fatti: io prima di tutti, ma in tanti, davvero tanti, stiamo consegnando le nostre vite a Google, garantendogli una potenzialità di dominio del mondo!

Esagerato? Si, appena un tantino icon biggrin gMail down per una mattinata! so solo che ogni volta che caricherò un file sulla gMail per averlo a portata di mano, ogni volta che mi manderò un’email per tenere a portata di mano il link a quel video di youporn che mi aveva colpito particolarmente….beh, cercherò di annotare il tutto anche altrove.

Aggiornare i driver ALSA all’ultima versione su Ubuntu

venerdì, 20 febbraio 2009
alsa Aggiornare i driver ALSA allultima versione su UbuntuA partire dalla guida all’installazione di Ubuntu su eeePC del buon vinboy ho provato a fare quanto dice per quanto riguarda l’aggiornamento e l’ottimizzazione dei driver ALSA di Ubuntu.
Ricordiamo che i driver ALSA (Advanced Linux Sound Architecture) si occupano della gestione dell’audio del PC.
Nella sua guida vinboy consiglia di scaricare uno script dal forum di Ubuntu, in modo da permettere, con la sua esecuzione, il download e l’installazione delle dipendenze, nonchè il download e la compilazione dell’ultima versione dei driver in questione.
Lo script è molto ben realizzato, nulla da dire, ma purtroppo cerca di scaricare i tarball dei sorgenti via FTP e pare che www.alsa-project.org abbia un po’ di problemi per quanto riguarda lo scambio FTP, non so, magari provocati da traffico intenso sui server, fatto sta che lo script si blocca, continuando a cercare di scaricare questi files.
Ho notato che il sito permette anche un download via HTTP ed ho corretto lo script di conseguenza, sbloccando di fatto la situazione.

Il download dello script corretto è effettuabile clickando QUI e devo dire che dopo la compilazione la situazione audio generale è decisamente migliorata sul mio 900.

 Aggiornare i driver ALSA allultima versione su Ubuntu