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Torna Felipe. Sì, il PollyCoke di sempre!

PollyCokeCome la maggior parte degli appassionati iscritti al feed di PollyCoke, avevo appreso con disappunto, quasi con sconforto, la notizia proprio da lui comunicata di aver intenzione di abbandonare il campo, smettendo di blogare e successivamente decidendo di vendere il dominio del clickatissimo PollyCoke.net.

Felipe è una persona che ho sempre ammirato per cultura e posizioni prese, spesso in disaccordo con la maggior parte dei cosiddetti MegaPresidenti di Ubuntu-it, ma sempre all’altezza di una discussione educata che in più di un’occasione ce l’ha fatto vedere vincitore quantomeno morale su dispute “da peppie” tirate fuori dai suddetti.

La maggior parte di quello che so di linux in generale e di ubuntu in particolare la devo a lui, non mi vergogno a dirlo, anzi, mi vergognerei a dire che il forum o la chat di ubuntu-it fossero responsabili uniche della mia “sapienza informatica”!

Un blog, il suo, ricco di spunti, guide ubuntu e sopratutto di decisioni drastiche che spesso mi hanno visto silente seguace, anche se KDE non lo installerò mai!!! :D

Un blog scritto in Italiano! Nell’epoca della morte della grammatica, di H presente dove non serve e drammaticamente assente dove necessiterebbe, di verbi coniugati “a cazzo” da fantomatici loschi figuri che osano definirsi “giornalisti informatici”!

Il dissacrante ed ironico Felipe non si è mai definito in nessun modo, perchè non esiste una vera definizione che gli stia a pennello, anche se è stato definito in tante poco eleganti maniere da invidiosi rappresentanti del mondo della defecal-color-desktop-theme distro più utilizzata.

Insomma, quando ha comunicato di voler smettere di seguire il blog mi son sentito deluso, perchè dovrei mentire? Veniva a mancarmi l’obelisco nel centro della piazza! Poi la comunicazione della vendita del dominio .net ed ecco che mi son detto “ok, Felipe è andato!”, ma invece risorge, riacquista PollyCoke.org ed eccolo pronto a ricominciare, perchè, parliamoci chiaro, anche lui non può vivere senza il popolo della rete come pubblico, ad acclamarlo, a ringraziarlo, a maledirlo, a mandarcelo, ad affrontare con lui i flame più gettonati, perchè Felipe avrà anche la sua “fottutissima vita privata” (cit.), ma per almeno metà del suo essere, Felipe E’ PollyCoke!

Bentornato tra i vivi!!! :D

Una pagina 404 fighissima e personalizzata.

404 Una pagina 404 fighissima e personalizzata.Ahimè quanto spesso ci capita di imbatterci in pagine d’errore navigando in giro per il WEB; il più delle volte si tratta del risultato di link forniti da MastroGoogle che memorizza per secoli cose non più esistenti. A quel punto un server Apache non fa altro che restituire un codice d’errore che porta ad una pagina preconfezionata veramente orribile con un difetto di fondo: è un punto d’arrivo ed invita alla fuga.

In pratica la pagina d’errore 404 base non fa altro che dirci che qualcuno ha sbagliato e ci fa sbattere contro un muro. Da questa situazione si esce solo ridigitando l’indirizzo corretto….che di solito non è quello del sito su cui siamo, che ci è già diventato antipatico!

In WordPress la pagina 404 può essere personalizzata a seconda del tema che si utilizza, infatti è customizzata in ogni tema e il suo codice è visibile nella DashBoard, nel menu “Aspetto –> Editor”.

Confesso che ho provato a modificare questa pagina, nel mio tema (Freshy2) carica l’header compreso di menu, ma non le sidebar laterali e su sfondo bianco scrive “Non trovato – Hai cercato qualcosa che non si trova qui”. Molto meglio della pagina del server sicuramente, ma comunque utile solo a metà.

A questo punto ho pensato di creare una pagina perfettamente caratterizzata dallo stile del blog, inserita nel tema come qualunque post ed ho escogitato uno di mille sistemi, nato dall’unione di diverse informazioni colte in giro per forum in cui c’è un’enorme confusione.

In pratica non ho toccato il codice di 404.php tranne che per l’inserimento di due righe in testa:

<?php
header(“Status: 301 Moved Permanently”);
header(“Location:http://www.bigo72.com/404″);
?>

In questa maniera, qualunque cosa segua nel codice della pagina 404.php relativa al tema in uso non viene considerata, perchè si viene sbalzati sulla pagina 404 che sono andato a creare come avrei creato qualunque altra pagina, come ho creato “tag”, “contatti”, “legalese” ecc.

Ciò che però restava un problema era la sua visualizzazione all’interno del menù dell’header, cosa abbastanza antipatica, che cavolo ci sta a fare la pagina 404 in un menu del genere, per essere scelta di proposito? HaHa, solo Pino sarebbe così folle da scegliere quella voce di menù!

Altre ricerchine Google e forum in tutte le lingue, fino a quando non ho trovato la maniera di escludere delle pagine, anche se pubblicate, dal menù dell’header: il file da modificare in questo caso è header.php, sempre contenuto tra le pagine che WordPress ci permette di modificare in “Aspetto –> Editor” e la riga che ci interessa è quella che contiene il comando wp_list_pages.

Qui devo dire che nel mio caso il tema inserisce suoi comandi particolari, infatti wp_list_pages è rappresentato da freshy_wp_list_pages, quindi non escludo che altri autori di temi introducano cose di questo genere. Non ci importa, perchè wp_list_pages dovrebbe essere comunque contenuto e quella è l’unica riga di codice che lo contiene, quindi non si scappa, la riga da modificare è quella, nel mio caso:

<?php freshy_wp_list_pages(‘sort_column=menu_order&title_li=’); ?>

diventa:

<?php freshy_wp_list_pages(‘exclude=280&sort_column=menu_order&title_li=’); ?>

Capiamo tutti perfettamente (tranne Pino) cosa si intende con “exclude” spero, ma ciò che ho faticato a capire cosa fosse è quello che nel mio caso corrispondeva a 280, detto “Page ID”. Trattandosi di un numero, ero sicuro che fosse il numero d’ordine della pagina, visibile in dashboard nel menù “Pagine” sotto la colonna “Ordine delle pagine”….INVECE NO! (infatti non funzionava ghgh).

Il PageID è quel numero che compare alla fine della URL relativa alla modifica della pagina, nel mio caso

http://www.bigo72.com/wp-admin/page.php?action=edit&post=280

Ecco fatto: la pagina 404 non compare più nel menù ed è raggiungibile ogni qualvolta si digita un permalink inesistente.

Detto tutto ciò, andate pure a vedere fino a che punto può arrivare la mia follìa :D

NoFollow, questo sconosciuto: un plugin per FireFox ci aiuta a scovarlo.

nofollowme NoFollow, questo sconosciuto: un plugin per FireFox ci aiuta a scovarlo.Sconosciuto per me almeno, fino a ieri, e devo dire che oggi il pallino del NoFollow mi ha stuzzicato parecchio.

Ma partiamo dall’inizio e vediamo perchè di punto in bianco uno si alza la mattina e non si chiede se deve essere di destra o di sinistra, cattolico o buddista, milanista o juventino, gay o etero, ma si chiede se deve essere DoFollow o NoFollow.

Trovo che i Feed RSS siano un’invenzione meravigliosa, una volta, tanto tempo fa, esistevano i preferiti di Internet Explorer (ohmmadonna, giuro che non lo nomino più!): si apriva il browser e si controllava che i propri siti preferiti fossero cambiati o meno. Non so quando nacquero i Feed, ma io me ne accorsi, come al solito, per ultimo.

Nessun problema, perchè imparai ad amarli da subito, sfruttando i client di posta prima e GoogleReader poi , per cominciare a filtrare il WEB secondo i miei interessi.

Perchè questa premessa sui Feed? Non solo per linkare i miei ben tre volte ;-) ma anche e soprattutto perchè è questo sistema che mi ha permesso di concentrare la mia attenzione su questo articolo di Tr3ndy che elenca 18 blog nofollow-free.

Vi dico che parliamo delle 2:20 di un sabato notte passato in casa (che trisHtezza!) quindi ecco svelato quanto può essere contorto l’umano intelletto che risveglia i campanellini dell’attenzione proprio quando vorresti oramai andare a dormire.

Grazie all’articolo citato, sento per la prima volta (per la serie “lo sapevate tutti e io no“) parlare di questa cosa, ed io che ero convinto fino a quel momento che spargere il link al proprio sito in giro per il WEB fosse sufficiente per essere indicizzati da Google e far salire il proprio PageRank (questo sconosciuto). E comunque ci tengo a precisare che non ho mai inserito un solo commento in nessun blog “figo” furbescamente pensando al tornaconto personale, ma semplicemente per approfittare dell’opportunità gentilmente offerta dagli autori di esprimere la mia opinione.

Quindi, non che me ne sia mai occupato, in effetti ho sempre blogato pensando ai contenuti, e sinceramente senza nessuna pretesa di “audience” (dopo anni mi legge sempre solo Pino!), considerando questo angoletto della rete come un blocco appunti personale da condividere, più che come una piattaforma di pubblicazione, due concetti simili, ma concettualmente distinti, ne converrete.

Dell’articolo di Tr3ndy mi colpisce la frase “potrete capire l’importanza di questo tipo di link, che addirittura a volte possono essere anche acquistati o noleggiati” (azz!) un po’ come si faceva una volta con lo scambio link, i blogroll, cose che Google oramai non caga prende più in seria considerazione. Poi mi dice “dopo una ricerca molto impegnativa, sono ruscito a scovare alcuni blog tecnologiciinformatici che premiano i loro commentatori, donandogli un link senza nofollow” e qui mi scatta il pallino e gli chiedo in un commento come si fa a scoprire se un blog è NoFollow-Free o meno.

Carlo mi risponde che basta semplicemente dare uno sguardo al codice HTML della pagina dei commenti. In pratica, il collegamento che punta al sito segnalato in un determinato commento, non deve avere attributi di questo tipo: rel=nofollow, se ha questo attributo, il blog non è nofollow free, invece se non trovi niente, oppure trovi rel=external, allora hai davanti un sito nofollow free.

WOW! HTML?! Ma che, scherziamo veramente? Io sono completamente impedito co’sta robaccia (non è vero, diciamo che son pigro, ma meno ho a che fare direttamente con l’HTML e meglio è :D ).

E qui è cominciata la mia di ricerca, durata 10 minuti: NoDoFollow plugin per FireFox, una vera bestia da soma, nel momento in cui entriamo in un sito, se il plugin è attivato, ci svela con diversi codici di colore (rosso STOP, blu VAI) se i link sono NoFollow -Free o meno.

In pratica ci basta dare un’occhiata al colore con cui sono evidenziati i nomi degli autori dei commenti per capire se quel determinato blog è NoFollow o no.

A questo punto possiamo dire che le “ricerche molto impegnative” sono finite: per trovare un blog sul quale commentare “conviene” da un punto di vista puramente “PageRankico”, ci basta navigare.

Mi esìmo dal commentare la meschinità di un atto del genere, la vera morte del WEB2.0, e vorrei dire che “spero di esesere stato utile a qualcuno” (un classico), ma non aggiungo altro.

Cheers :D

Redirezione sito, ovvero quando Google memorizza le pagine del vecchio blog: Redirection, plugin per WordPress

301 redirect Redirezione sito, ovvero quando Google memorizza le pagine del vecchio blog: Redirection, plugin per WordPress In molti ricorderete Pino ricorderà sicuramente che la storia di questo blog è cominciata su piattaforma Blogspot, poi spostata su hosting gratuito per poi approdare nell’attuale posizione (sarà definitiva? Spero di sì).

Ciò che più amo/odio di Google è che mantiene i risultati delle sue indicizzazioni per un casino di tempo, cosa che non sempre può essere gradita dal WebMaster, specialmente se migra da un host ad un’altro o se cambia il tipo di permalink su WordPress (il permalink è tutto ciò che compare dopo l’indirizzo della homepage: nel caso di un indirizzo del tipo “http://www.nomesito.boh/tutto-quello-che-segue/pagina.php” il permalink è “/tutto-quello-che-segue/pagina.php”).

A questo punto le possibilità di re-direzione del traffico generato dai motori di ricerca sono molteplici ed a seconda del metodo scelto si avranno diversi risultati; citerò solo i due che ho provato, visto che ho l’abitudine di descrivere solo quello che tocco con mano ed evito di copincollare pezzi di WEB senza verificare la validità delle informazioni.

Primo Metodo – index.php home-rimbalzante: si realizza un file index.php da sostituire a quello presente nella propria root sullo spazio web dedicato a WordPress, creando con un editor che non formatti il testo il file ed inserendo le seguenti righe:

<?php
header(“location: http://nuovo.sito.boh”);
?>

A questo punto, ogni link nato da ricerche Google porterà inevitabilmente alla HomePage del nuovo sito che, nel caso di WordPress può essere la lista degli ultimi post o una pagina statica.

Questo metodo è sicuramente efficace e redireziona il traffico, è innegabile, ma non redireziona il navigatore al risultato della sua ricerca, sarà suo dovere, se davvero interessato a leggere il post, quello di cercarlo all’interno del nuovo sito, sempre ammesso che i due siti siano uno la copia dell’altro, almeno fino alla data della migrazione (come nel mio caso).

Secondo Metodo – Redirection Plugin: Questo plugin per WordPress permette di creare delle regole di redirezione delle pagine secondo una miriade di opzioni configurabili e non sto qui a spiegarle tutte, anche perchè il mio “studio” delle features del plugin si è limitato a ciò che abbracciava il mio caso, quindi non mi vergogno a dire che la maggior parte di ciò che ho letto sul sito dell’autore non l’ho capito, anche perchè non interessandomi, non mi ci sono impegnato più di tanto.

Una prima soluzione concessaci dal plugin è una redirezione di una singola URL ad un’altra: in pratica http://www.vecchiosito.boh/permalink diventa http://www.nuovosito.boh/permalink.

E’ facile immaginare quanto questo sistema richieda un mare di tempo, soprattutto se i post sono centinaia! E non nego di aver cominciato con questo metodo, ma al quinto indirizzo WEB mi son fermato stremato!

E’ qui che entra in gioco la capacità di Redirection di leggere ed interpretare delle Espressioni Regolari (o Regex), argomento abbastanza complicato da assimilare, ma a noi non serve approfondirlo più di tanto.

Per intenderci, ecco un esempio delle mie impostazioni:

regex Redirezione sito, ovvero quando Google memorizza le pagine del vecchio blog: Redirection, plugin per WordPress

Importante marcare il campo “Regex”, che dice al plugin che si tratta di un’espressione e non di una URL.

In pratica dico al plugin che quando al sito viene richiesto di visualizzare una pagina con permalink composto da /numero/numero/numero/testo allora deve redirigerlo ad http://www.bigo72.com/permalink (spero che sia chiaro che l’espressione nel campo “source URL” è valida solo nel caso in cui si abbia un permalink impostato come il mio, se il nostro permalink è di tipo differente cambia anche l’espressione corrispondente).

A questo punto tutti i post sono rediretti, ma non è tutto: bisogna redirigere gli indirizzi del tipo /tag/testo quindi la regola da aggiungere alla prima ha come source /tag/(*.) e come target http://www.bigo72.com/$1

Stesso discorso per /pagine/testo ecc.

A questo punto, perchè non redirigere tutto il traffico con una regola del tipo source=/(.*) e target=http://www.nuovosito.boh/$1? Ma come perchè? Per non fare il mio stesso errore! Infatti Pino mi aveva suggerito di inserire questa come unica regola ed il risultato è stato che ogni qualvolta tentavo di accedere alla DashBoard del vecchio bigo72.net venivo catapultato sulla DashBoard di bigo72.com …. ovvio! Senza la possibilità di entrare e disabilitare il plugin! Ho risolto cancellandolo da /wp-content/plugins dopo aver effettuato l’accesso via FTP; in questo modo ha smesso di agire e mi ha permesso di reinstallarlo, configurandolo a dovere: non mi dispiace infatti continuare ad avere accesso “dietro le quinte” di bigo72.net.

Beh, spero che tutta questa folle descrizione serva a qualcuno, pare che Pino mi stia spammando in tutte le PornoVideoChat che frequenta, pur di avere compagnìa!

WP-Touch iPhone Theme: Visualizzare il proprio blog con layout ottimizzato per iPhone

wptouch immagine jpeg 900x376 pixel mozilla firefox 31 beta 2 WP Touch iPhone Theme: Visualizzare il proprio blog con layout ottimizzato per iPhoneUna vera chicca: ho scoperto l’esistenza di un plugin per WordPress che ottimizza la visione e la lettura dei blog pubblicati tramite tale piattaforma, per il mitico iPhone, nonchè iPod Touch.

Si chiama WP-Touch iPhone Theme e rende la lettura lel blog davvero molto gradevole su tali dispositivi.

In questi giorni mi sto dedicando alla scoperta di tutte le funzioni di WordPress che non ho mai utilizzato, limitandomi a pubblicare articoli con foto, ottimizzare il tema (orribile la testata attuale, spero che qualcuno voglia darmi una mano a trovare un’idea, perchè fa veramente pena!) e stop.

Con l’arrivo di WP2.7.1 ho cominciato a godere nel customizzare, nel navigare per menu della dashboard, e nella ricerca e collaudo dei plugin più disparati.

Trasformare il Mac Mini in un Server, con tanto di supporto PHP e MySQL: MAMP

2672478595 551bb54fe4 Trasformare il Mac Mini in un Server, con tanto di supporto PHP e MySQL: MAMPSono anni, ma dico anni, che una delle vocine che affollano la mia testa mi dice di impostare un server a casa. E sono anni, ma dico anni, che rispedisco quella vocina nei meandri più remoti della scatola cranica, tanto che dopo secoli di opportunità avute quando su tutte le mie macchine girava linux (tutti continuano a dire che linux è la miglior piattaforma su cui far girare un server), mi son deciso a realizzare qualcosa di vagamente somigliante ad un server proprio quando le mie macchine son tutte Apple, eccetto che per l’EEEpirlotto che di fare il server non ne vuol sapere (eppure gliel’ho chiesto gentilmente!).

Insomma, grazie agli spippolamenti che si sono resi necessari per la realizzazione di questo blog, specialmente in seguito ai recenti spostamenti “forzati” dalla morte di HelloWeb, mi son reso conto di aver approfondito le mie conoscenze tecniche riguardanti il lato prettamente SQL e PHP di un sito come questo.

Un attimo, non sono mai stato e credo che non sarò mai un programmatore, direi che “smanettone” sia il termine che sempre meglio di qualunque altro descriverà perfettamente la mia identità informatica: quella di colui che CopIncolla pezzi di WEB in altrettanti pezzi di codice locale, il più delle volte incrociando le dita (quanto è difficile usare il mouse e la tastiera!) e non avendo la benchè minima idea di quel che sta facendo.

OK, ottima premessa, proseguiamo!

Leopard ha già implementato al suo interno un server Apache dormiente ed un sacco di altre cosine che semplicemente andrebbero risvegliate, basterebbe installare MySQL per avere un server funzionante, ma il terminale sarebbe quasi l’unica risorsa, sia per l’installazione che per l’impostazione (ORROREEEE!!!).

Per non sputtanare completamente un sistema già di suo abbastanza compromesso dagli smanettamenti di anni, ho deciso per l’uso di MAMP Pro, un ambiente di sviluppo a sè stante, munito di una comoda interfaccia grafica per l’avvio dei vari servizi, che crea un server separato da tutto ciò che è il sistema.

Davvero in 2 click ero on-line e pronto per installare WordPress sulla mia macchina, ponendo i files html o php nella directory /Applications/MAMP/htdocs, che diventa la localhost. Si può avere la prova della presenza on-line accedendo al proprio indirizzo IP con un browser; io, per avere la certezza matematica che nulla che fosse presente nella mia rete domestica interferisse con questo, ho effettuato l’accesso con l’eeePC, connesso in HSDPA mediante la mitica Huawei E169.

Una veloce ricerca su Google ci farà notare quanto la blogosfera sia ottusa: i vari “copincollaggi” da un blog all’altro mettono gente idiota nelle condizioni di parlare di software che non ha mai usato e di cui ha letto qualcosina; infatti tutti ci presentano questo software come una piattaforma destinata ad un uso esclusivamente locale, per provare ad installare un nuovo plugin su WordPress per rodarlo, prima di installarlo sul proprio blog, per esempio, oppure per provare uno script PHP di dubbia provenienza.

NULLA DI PIU’ LONTANO DALLA REALTA’! Il server di cui parliamo è un server completo in tutto e per tutto e ci permette di avere un sito in locale, del quale si possono aprire le porte per la visione da parte del mondo del fottuto WorldWideWeb!

Ma in che maniera un amministratore “casalingo” può ottenere di avere un sito web nel computer di casa, che sia visibile dall’esterno, a meno di non comunicare a tutto il mondo il suo indirizzo IP ogni volta che riavvìa il router? Infatti la maggior parte di noi ha una connessione con indirizzo IP dinamico; nulla di più semplice che l’utilizzo del servizio gratuito di DynDNS, sito che si occupa di abbinare un nome a dominio, scelto tra quelli disponibili sul sito stesso, al proprio indirizzo IP, costantemente aggiornato con svariati sistemi, come per esempio un comodo updater installato sulla macchina che avvìa un demone che comunica a DynDNS il proprio indirizzo IP ad intervalli di tempo decisi dall’utente. Nel mio caso ho la fortuna di avere un router che gestisce gli account DynDNS, quindi è lo stesso router che comunica al sito il mio IP, ogni volta che si riavvìa, senza demoni in giro per la mia RAM e la mia rete domestica.

L’indirizzo relativo al mio blog “locale”, per esempio, è http://bigo72.is-a-geek.com e, per quanto pittoresco, non è che sia decisamente ….. “professionale”, ma purtroppo DynDNS mette a disposizione solo un elenco abbastanza … come dire….”dissacrante”?

OK, a questo punto sono online, ma quel nome a dominio proprio non mi piace! Ecco che interviene il concetto di CNAME all’interno del pannello configurazione di un nome a dominio: in pratica basta l’acquisto di un dominio ed il forward del traffico dati di un altro dominio attraverso di lui, mediante la creazione di un record CNAME che punti al dominio DynDNS e il gioco è fatto: è per questo che con grande orgoglio voglio annunciare la nascita di http://www.bigo72.com

Per l’acquisto del nome a dominio consiglio NameCheap.com, di facile gestione e con prezzi davvero vantaggiosi.

Per ora è tutto, visto che per il momento sono ancora in “rodaggio” cerco di tenermi buono e caro questo spazio, con questo indirizzo, prima di trasferirmi completamente: quel blog rimarrà una brutta copia di questo per il momento, fino a quando non sarò sicuro di poterlo gestire in piena consapevolezza di ciò che faccio (quello che ho ottenuto fino ad ora è un “coso” che funziona, ma non so esattamente come ci sono riuscito!).

Certamente lo stile del presente articolo è ben lungi dall’assomigliare ad una “guida” o “tutorial” su come impostare un server in casa propria, ma credo fornisca abbastanza spunti per orientarsi nelle scelte da effettuare qualora si volesse intraprendere questa strada…..il resto è su Google :D



Tema WordPress “Freshy2″: customizzazione all’ennesima potenza

freshy2 Tema WordPress Freshy2: customizzazione allennesima potenzaCome più di una volta è accaduto nella vita di questo blog, mi sono ritrovato ad aggiornare tema e plugin in modo da modificarne l’aspetto; scelta non voluta, ma forzata dal fatto che ogni aggiornamento, sicuramente per mia impreparazione ed ignoranza, mi riportava allo stato di default di WordPress, con un paio di temi orribili e poco customizzabili, se non con un massivo uso di codice (cosa per me impensabile!).

Questa volta ho trovato un tema davvero carino da vedere, sputtanatissimo, è vero, ma quello che più mi convince per la sua adozione è la completa customizzazione in maniera visuale.

Insieme al tema, infatti, è possibile installare un plugin (customize) che permette di cambiarne l’aspetto semplicemente navigando per menu in dashboard.

Insomma, WordPress comincia a piacermi, ora di più grazie a questo tema, che “blogspottizza” l’approccio alla pubblicazione.

Spesso infatti ho dichiarato di rimpiangere la semplicità d’uso della piattaforma di Google, ma di essere attratto dalle potenzialità di WordPress, al punto di essere spinto alla migrazione e ad un full-immersion che ha dato come risultato la velocizzazione dell’apprendimento: una serie di prove  preventive non mi avrebbe fatto sentire ugualmente “costretto” a imparare ad usarlo.

Il tema Freshy2, tuttavia, applica alla Dashboard una funzione che non tanto accetto: modifica l’editor, filtrando quello nativo di WordPress, cosa abbastanza odiosa, anche perchè fa scomparire la barra delle icone delle funzioni estese, e per chi come me ama pubblicare con una formattazione giustificata, è una cosa inaccettabile, visto che l’icona relativa all’attivazione di quella formattazione è proprio tra le funzioni estese.

E’ per questo che ho trovato il trucchetto: basta editare il file functions.php e trovare e commentare la riga

add_filter(“mce_buttons”, “freshy_editor_mce_buttons”, 0);

Per commentare le righe in tali files è sufficiente aggiungere un doppio slash all’inizio //

Per il resto è tutto da scoprire e finalmente….forse, e dico forse, potrò dedicarmi ad un sano e costruttivo blogging impegnato (Pino e Shijngo cercano amici!)

WordPress 2.7, forse una svolta significativa!

wordpress mug1 WordPress 2.7, forse una svolta significativa!

E insomma, forse, e dico forse, WordPress ha deciso di essere un tantino più “BloggerFriendly”! Ho aggiornato di nuovo e mi rendo conto che finalmente è un tantino più manipolabile anche da chi non conosce affatto cose dell’altro mondo tipo PHP, CSS ecc. Insomma, non che non mi sia mai messo a spippolarci, ma quante volte ho rimpianto l’abbandono del facile e veloce BlogSpot! Anche se l’idea della potenzialità di customizzazione mi forniva il “pruritino” necessario a spingermi ad andare avanti. Adesso finalmente la DashBoard è un tantino più intuitiva, ho messo poi sto tema “sputtanatissimo”, ma molto ben realizzato, che consente un completo controllo su ogni aspetto della visualizzazione. Cosa importante e di grande rilievo è la possibilità di aggiornare WordPress automaticamente ogni qualvolta lo stesso ci segnala una nuova versione, così come succedeva per i widget fino alla versione precedente; in pratica, niente più sbattimenti! Upload e messaggi di errore, aggiornamento teorico di 5 minuti e pratico di 2 notti di bestemmie: un click e via…..PARE! Spero solo che la realtà sia davvero così semplice, vorrei davvero cominciare ad essere produttivo come si deve, senza perder tempo per settare la distanza del testo dalle immagini! Vedremo, per ora ringraziamo WordPress per il regalino di Natale che ci ha fatto, rendendoci forse le cosine un tantino più facili.

WordPress 2.6.5 upgrade…indolore? Manco per il cazzo!

bigo72%E2%80%99s 20081128 202219 WordPress 2.6.5 upgrade...indolore? Manco per il cazzo! Ho preso uno snapshot del blog subito dopo l’upgrade a WordPress 2.6.5, in modo da ricordarci anche fra 20 anni che guaio abbiamo passato!

Non che sia un gran dramma, ma confesso che ho passato dei brutti momenti, tipo HomePage completamente bianca e database invisibile!

Devo ringraziare il grande morpe di #mela su irc.azzurra.org se sono di nuovo on-line, ma ora comincia una nuova odissea!

Devo dire che il vecchio tema mi aveva stancato, comunque, quindi mi prenderò tutto il tempo che mi serve per ottenere un sito non solo originale, ma anche pulito e funzionale, nonchè gradevole per lo sguardo, visto che non di solo FEED RSS vive l’internauta.

Quello che mi fa morire dal ridere è QUESTA pagina di WordPress, quella della famosa installazione in 5 minuti….troppo forte, se solo penso alle ore interminabili ed alle notti passate d’avanti al video, con la tazza di Nescaffè spaccastomaco sulla scrivania.

In questo momento ho 14 readers via Feed, diciamo che accetto suggerimenti sul nuovo look, vediamo se qualcun’altro, oltre agli spammer, prova ad azzardare un commentino….ma non ci conto.

In pratica mi ritrovo in una situazione simile a quella che si presenta nel momento in cui ti si brucia l’Hard Disk, per esempio, e ti ritrovi a dover reinstallare tutto da capo.

Di solito i propositi sono sempre ottimi, ma poi ti ritrovi con lo stesso sistema incasinato che avevi. Diciamo che ce la metterò tutta per incasinarlo il meno possibile.

Spero solo di riuscire a riattivare qualche plugin figo di quelli che avevo, come i Tag Cloud in flash…vedremo…

Aggiornamento WordPress 2.6 indolore (col cazzo!)

 Aggiornamento WordPress 2.6 indolore (col cazzo!)

Il famoso aggiornamento di WordPress in tre semplici passi, archivia, installa, attiva…..10 minuti al massimo…..una mattinata intera!

Eccoci qui di nuovo, carissimi Pino e Shjngo, scusatemi per il down del sito di questa mattina, ma stavo aggiornando la piattaforma WordPress.

Quello che più mi sconvolge è la complessità dell’aggiornamento, è anche vero che era la prima volta che mi ritrovavo ad aggiornare una piattaforma WP, ma fatto sta che la tanto sottovalutata e “semplicissima ” procedura non è stata completamente indolore per me.

Fortunatamente ho seguito tutti i passi consigliati dal blog di supporto, salvando in locale sia il database che tutti i contenuti, immagini, plugin, insomma, una botta di Transmit ed ho portato tutto lo spazio web in locale.

Certamente i vantaggi sono tanti, l’interfaccia è rinnovata e la gestione delle immagini è finalmente comoda e semplice, quasi come quella della piattaforma BlogSpot, e senza l’uso di plugin aggiuntivi.

Tuttavia, proprio i plugin sono stati il problema principale: l’aggiornamento via ftp con sovrascrittura dei files, e la successiva attivazione dell’aggiornamento via interfaccia web, mi ha cancellato tutti i plugin aggiuntivi e i temi, lasciando tutto il defoult possibile o.0

Insomma, nulla di gravissimo, sempre tramite Transmit ho ri-uppato i plugin e i temi come in origine, meno male che li avevo salvati!

Ora dovremmo esserci, mi pare di aver riattivato tutto, torno ad esplorare le nuove features!

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