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Trasformare il Mac Mini in un Server, con tanto di supporto PHP e MySQL: MAMP
Sono anni, ma dico anni, che una delle vocine che affollano la mia testa mi dice di impostare un server a casa. E sono anni, ma dico anni, che rispedisco quella vocina nei meandri più remoti della scatola cranica, tanto che dopo secoli di opportunità avute quando su tutte le mie macchine girava linux (tutti continuano a dire che linux è la miglior piattaforma su cui far girare un server), mi son deciso a realizzare qualcosa di vagamente somigliante ad un server proprio quando le mie macchine son tutte Apple, eccetto che per l’EEEpirlotto che di fare il server non ne vuol sapere (eppure gliel’ho chiesto gentilmente!).
Insomma, grazie agli spippolamenti che si sono resi necessari per la realizzazione di questo blog, specialmente in seguito ai recenti spostamenti “forzati” dalla morte di HelloWeb, mi son reso conto di aver approfondito le mie conoscenze tecniche riguardanti il lato prettamente SQL e PHP di un sito come questo.
Un attimo, non sono mai stato e credo che non sarò mai un programmatore, direi che “smanettone” sia il termine che sempre meglio di qualunque altro descriverà perfettamente la mia identità informatica: quella di colui che CopIncolla pezzi di WEB in altrettanti pezzi di codice locale, il più delle volte incrociando le dita (quanto è difficile usare il mouse e la tastiera!) e non avendo la benchè minima idea di quel che sta facendo.
OK, ottima premessa, proseguiamo!
Leopard ha già implementato al suo interno un server Apache dormiente ed un sacco di altre cosine che semplicemente andrebbero risvegliate, basterebbe installare MySQL per avere un server funzionante, ma il terminale sarebbe quasi l’unica risorsa, sia per l’installazione che per l’impostazione (ORROREEEE!!!).
Per non sputtanare completamente un sistema già di suo abbastanza compromesso dagli smanettamenti di anni, ho deciso per l’uso di MAMP Pro, un ambiente di sviluppo a sè stante, munito di una comoda interfaccia grafica per l’avvio dei vari servizi, che crea un server separato da tutto ciò che è il sistema.
Davvero in 2 click ero on-line e pronto per installare WordPress sulla mia macchina, ponendo i files html o php nella directory /Applications/MAMP/htdocs, che diventa la localhost. Si può avere la prova della presenza on-line accedendo al proprio indirizzo IP con un browser; io, per avere la certezza matematica che nulla che fosse presente nella mia rete domestica interferisse con questo, ho effettuato l’accesso con l’eeePC, connesso in HSDPA mediante la mitica Huawei E169.
Una veloce ricerca su Google ci farà notare quanto la blogosfera sia ottusa: i vari “copincollaggi” da un blog all’altro mettono gente idiota nelle condizioni di parlare di software che non ha mai usato e di cui ha letto qualcosina; infatti tutti ci presentano questo software come una piattaforma destinata ad un uso esclusivamente locale, per provare ad installare un nuovo plugin su WordPress per rodarlo, prima di installarlo sul proprio blog, per esempio, oppure per provare uno script PHP di dubbia provenienza.
NULLA DI PIU’ LONTANO DALLA REALTA’! Il server di cui parliamo è un server completo in tutto e per tutto e ci permette di avere un sito in locale, del quale si possono aprire le porte per la visione da parte del mondo del fottuto WorldWideWeb!
Ma in che maniera un amministratore “casalingo” può ottenere di avere un sito web nel computer di casa, che sia visibile dall’esterno, a meno di non comunicare a tutto il mondo il suo indirizzo IP ogni volta che riavvìa il router? Infatti la maggior parte di noi ha una connessione con indirizzo IP dinamico; nulla di più semplice che l’utilizzo del servizio gratuito di DynDNS, sito che si occupa di abbinare un nome a dominio, scelto tra quelli disponibili sul sito stesso, al proprio indirizzo IP, costantemente aggiornato con svariati sistemi, come per esempio un comodo updater installato sulla macchina che avvìa un demone che comunica a DynDNS il proprio indirizzo IP ad intervalli di tempo decisi dall’utente. Nel mio caso ho la fortuna di avere un router che gestisce gli account DynDNS, quindi è lo stesso router che comunica al sito il mio IP, ogni volta che si riavvìa, senza demoni in giro per la mia RAM e la mia rete domestica.
L’indirizzo relativo al mio blog “locale”, per esempio, è http://bigo72.is-a-geek.com e, per quanto pittoresco, non è che sia decisamente ….. “professionale”, ma purtroppo DynDNS mette a disposizione solo un elenco abbastanza … come dire….”dissacrante”?
OK, a questo punto sono online, ma quel nome a dominio proprio non mi piace! Ecco che interviene il concetto di CNAME all’interno del pannello configurazione di un nome a dominio: in pratica basta l’acquisto di un dominio ed il forward del traffico dati di un altro dominio attraverso di lui, mediante la creazione di un record CNAME che punti al dominio DynDNS e il gioco è fatto: è per questo che con grande orgoglio voglio annunciare la nascita di http://www.bigo72.com
Per l’acquisto del nome a dominio consiglio NameCheap.com, di facile gestione e con prezzi davvero vantaggiosi.
Per ora è tutto, visto che per il momento sono ancora in “rodaggio” cerco di tenermi buono e caro questo spazio, con questo indirizzo, prima di trasferirmi completamente: quel blog rimarrà una brutta copia di questo per il momento, fino a quando non sarò sicuro di poterlo gestire in piena consapevolezza di ciò che faccio (quello che ho ottenuto fino ad ora è un “coso” che funziona, ma non so esattamente come ci sono riuscito!).
Certamente lo stile del presente articolo è ben lungi dall’assomigliare ad una “guida” o “tutorial” su come impostare un server in casa propria, ma credo fornisca abbastanza spunti per orientarsi nelle scelte da effettuare qualora si volesse intraprendere questa strada…..il resto è su Google
Ram Upgrade Mac MINI: come morire per overdose di adrenalina!
Si caro Pino, mio unico e fedele lettore, ho deciso! Finalmente ho eliminato dalla mia vita tutto ciò che ha a che fare col mondo dei PC: in pratica ho smontato dal suo secolare alloggio il PC compagno di mille avventure, per passare al Mac anche come fisso.
La configurazione del Mini è esattamente quella del Book, ma ricordiamoci che anche il MacBook aveva un solo giga di ram quando l’ho preso, prima di portarla a 2 giga con una semplice operazione consentita ed addirittura incoraggiata dalla stessa Apple nel manuale utente.
Il problema grosso sorge con il Mini! Un cubotto sigillato….bastardi!
Ok, non mi do per vinto subito: al mio passato “smanettonico” e “pseudo-hackeristico” devo il merito di non farmi auto-considerare vinto fino a quando non sono costretto ad andare in assistenza per riparare ai casini che faccio.
Comincia quindi una ricerca in rete e ti trovo un po’ di tutorial…tutti cominciano con frasi del tipo “non fatelo a casa”….incoraggiante davvero!!!
Ma io sono a casa, dove dovrei farlo? Se vado in garage non ho tutto quello che mi serve…vabbeh, tanto non credo che nessuno dica loro che l’ho fatto a casa ghgh.
Cominciamo con l’umpacking, il desassembling, l’apring….insomma, spacchiamo in due sto cazzo di coso!

Costose attrezzature (due coltelli) specifiche studiate all’uopo mi consentono di aprire la scatola: sconsiglio di andare a fondo col coltello, magari è molto meglio usare delle spatole per stucco larghe.
Una serie di scatti inquietanti mi dicono che qualcosa accade: si apre….sperando che nulla si sia rotto.
Il brutto di tutta questa operazione, così come tutto ciò che riguarda il mondo modding ed overclock, non è tanto il
fare, ma l’incertezza di aver fatto bene, fino a quando non si
schiaccia quel fottutissimo tasto ON.
Commento: che mani pelose che ho!

Una volta toccate tutte le linguette ben visibili in questa foto, è possibile procedere alla rimozione del coperchio.
Importantissimo in questa fase, procedere con mano ferma, lo specifico perchè le mie tremavano, non è successo nulla, ma che pena!


Indispensabile l’uso di un cacciavite a croce calamitato, perchè le viti sono circa un centimetro dentro dei “tubotti”
Nella prima delle 4 foto è possibile vedere l’antenna bluetooth (credo almeno che si tratti di lei) non da alcun problema, ma conviene stare attenti a non tenere il cacciavite dritto, perchè potrebbe danneggiarsi.

Quella che merita un’attenzione particolare è proprio l’antenna WiFi, che possiamo ammirare in tutto il suo splendore nella nella foto accanto, appena rimossa.
La molla che è possibile vedere al centro tra due gancetti di plastica neri, non è abbastanza compressa da far saltare l’antenna, quindi basta premere contemporaneamente i gancetti uno verso l’altro per sganciare l’antenna.
Questa operazione è indispensabile per svitare una delle 4 viti.
A questo punto consiglio caldamente di rimuovere la molla e di tenerla da parte, perchè io ho dovuto ri-svitare tutto una volta richiuso, perchè mancava all’appello ed era finita dietro al lettore dvd!

E finalmente eccoci qui! Ecco i due banchi di ram presenti all’interno, in basso a sinistra nella foto.
E’ intuitivo capire come rimuoverli, non sto qui a fare il saputello: ci sono i soliti due gancetti che bisogna allargare per far si che il banco ram scatti verso l’alto, quindi estrarlo tirando bene, con poca forza, ma molta decisione.
A questo punto non resta che il posizionamento dei nuovi banchi ram, entrambi da un giga
Importante è premere bene uniformamente al fine di far si che il banco ram entri bene nell’alloggiamento.
Indice di un lavoro corretto è il fatto che i gancetti si richiudono, senza esser forzati in nessuna maniera…click!
Bene, il passo successivo è quello di riavvitare il tutto, il posizionamento della molla e dell’antennino e la chiusura del case a pressione.
A questo punto consiglio di provare la macchina prima di chiuderla, onde evitare di dover combattere di nuovo coi dentelli, se la ram non viene riconosciuta o, che ne so, non funziona il WiFi.
A me fortunatamente è andata alla grande, ma caro Pino, ti posso assicurare 
che fino a quando non ho visto questo, ho sofferto come un cane, sospeso tra la voglia di “fare da me”, quella di risparmiare e quella di suicidarmi qualora qualcosa fosse andato storto.
Tuttavia, la soddisfazione che una cosa di questo genere può conferire è indescrivibile e incomprensibile per chi non l’ha mai provata, quindi non sto lì a spiegarti più di tanto come mi sentivo.
Sia importante e fondamentale per te sapere che è possibile e, se ce l’ho fatta io…beh, puoi farcela anche te.
Alla prossima niuz!
