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Redirezione sito, ovvero quando Google memorizza le pagine del vecchio blog: Redirection, plugin per WordPress

giovedì, 5 marzo 2009

301 redirect Redirezione sito, ovvero quando Google memorizza le pagine del vecchio blog: Redirection, plugin per WordPress In molti ricorderete Pino ricorderà sicuramente che la storia di questo blog è cominciata su piattaforma Blogspot, poi spostata su hosting gratuito per poi approdare nell’attuale posizione (sarà definitiva? Spero di sì).

Ciò che più amo/odio di Google è che mantiene i risultati delle sue indicizzazioni per un casino di tempo, cosa che non sempre può essere gradita dal WebMaster, specialmente se migra da un host ad un’altro o se cambia il tipo di permalink su WordPress (il permalink è tutto ciò che compare dopo l’indirizzo della homepage: nel caso di un indirizzo del tipo “http://www.nomesito.boh/tutto-quello-che-segue/pagina.php” il permalink è “/tutto-quello-che-segue/pagina.php”).

A questo punto le possibilità di re-direzione del traffico generato dai motori di ricerca sono molteplici ed a seconda del metodo scelto si avranno diversi risultati; citerò solo i due che ho provato, visto che ho l’abitudine di descrivere solo quello che tocco con mano ed evito di copincollare pezzi di WEB senza verificare la validità delle informazioni.

Primo Metodo – index.php home-rimbalzante: si realizza un file index.php da sostituire a quello presente nella propria root sullo spazio web dedicato a WordPress, creando con un editor che non formatti il testo il file ed inserendo le seguenti righe:

<?php
header(“location: http://nuovo.sito.boh”);
?>

A questo punto, ogni link nato da ricerche Google porterà inevitabilmente alla HomePage del nuovo sito che, nel caso di WordPress può essere la lista degli ultimi post o una pagina statica.

Questo metodo è sicuramente efficace e redireziona il traffico, è innegabile, ma non redireziona il navigatore al risultato della sua ricerca, sarà suo dovere, se davvero interessato a leggere il post, quello di cercarlo all’interno del nuovo sito, sempre ammesso che i due siti siano uno la copia dell’altro, almeno fino alla data della migrazione (come nel mio caso).

Secondo Metodo – Redirection Plugin: Questo plugin per WordPress permette di creare delle regole di redirezione delle pagine secondo una miriade di opzioni configurabili e non sto qui a spiegarle tutte, anche perchè il mio “studio” delle features del plugin si è limitato a ciò che abbracciava il mio caso, quindi non mi vergogno a dire che la maggior parte di ciò che ho letto sul sito dell’autore non l’ho capito, anche perchè non interessandomi, non mi ci sono impegnato più di tanto.

Una prima soluzione concessaci dal plugin è una redirezione di una singola URL ad un’altra: in pratica http://www.vecchiosito.boh/permalink diventa http://www.nuovosito.boh/permalink.

E’ facile immaginare quanto questo sistema richieda un mare di tempo, soprattutto se i post sono centinaia! E non nego di aver cominciato con questo metodo, ma al quinto indirizzo WEB mi son fermato stremato!

E’ qui che entra in gioco la capacità di Redirection di leggere ed interpretare delle Espressioni Regolari (o Regex), argomento abbastanza complicato da assimilare, ma a noi non serve approfondirlo più di tanto.

Per intenderci, ecco un esempio delle mie impostazioni:

regex Redirezione sito, ovvero quando Google memorizza le pagine del vecchio blog: Redirection, plugin per WordPress

Importante marcare il campo “Regex”, che dice al plugin che si tratta di un’espressione e non di una URL.

In pratica dico al plugin che quando al sito viene richiesto di visualizzare una pagina con permalink composto da /numero/numero/numero/testo allora deve redirigerlo ad http://www.bigo72.com/permalink (spero che sia chiaro che l’espressione nel campo “source URL” è valida solo nel caso in cui si abbia un permalink impostato come il mio, se il nostro permalink è di tipo differente cambia anche l’espressione corrispondente).

A questo punto tutti i post sono rediretti, ma non è tutto: bisogna redirigere gli indirizzi del tipo /tag/testo quindi la regola da aggiungere alla prima ha come source /tag/(*.) e come target http://www.bigo72.com/$1

Stesso discorso per /pagine/testo ecc.

A questo punto, perchè non redirigere tutto il traffico con una regola del tipo source=/(.*) e target=http://www.nuovosito.boh/$1? Ma come perchè? Per non fare il mio stesso errore! Infatti Pino mi aveva suggerito di inserire questa come unica regola ed il risultato è stato che ogni qualvolta tentavo di accedere alla DashBoard del vecchio bigo72.net venivo catapultato sulla DashBoard di bigo72.com …. ovvio! Senza la possibilità di entrare e disabilitare il plugin! Ho risolto cancellandolo da /wp-content/plugins dopo aver effettuato l’accesso via FTP; in questo modo ha smesso di agire e mi ha permesso di reinstallarlo, configurandolo a dovere: non mi dispiace infatti continuare ad avere accesso “dietro le quinte” di bigo72.net.

Beh, spero che tutta questa folle descrizione serva a qualcuno, pare che Pino mi stia spammando in tutte le PornoVideoChat che frequenta, pur di avere compagnìa!

WP-Touch iPhone Theme: Visualizzare il proprio blog con layout ottimizzato per iPhone

martedì, 3 marzo 2009

wptouch immagine jpeg 900x376 pixel mozilla firefox 31 beta 2 WP Touch iPhone Theme: Visualizzare il proprio blog con layout ottimizzato per iPhoneUna vera chicca: ho scoperto l’esistenza di un plugin per WordPress che ottimizza la visione e la lettura dei blog pubblicati tramite tale piattaforma, per il mitico iPhone, nonchè iPod Touch.

Si chiama WP-Touch iPhone Theme e rende la lettura lel blog davvero molto gradevole su tali dispositivi.

In questi giorni mi sto dedicando alla scoperta di tutte le funzioni di WordPress che non ho mai utilizzato, limitandomi a pubblicare articoli con foto, ottimizzare il tema (orribile la testata attuale, spero che qualcuno voglia darmi una mano a trovare un’idea, perchè fa veramente pena!) e stop.

Con l’arrivo di WP2.7.1 ho cominciato a godere nel customizzare, nel navigare per menu della dashboard, e nella ricerca e collaudo dei plugin più disparati.

Trasformare il Mac Mini in un Server, con tanto di supporto PHP e MySQL: MAMP

sabato, 28 febbraio 2009

2672478595 551bb54fe4 Trasformare il Mac Mini in un Server, con tanto di supporto PHP e MySQL: MAMPSono anni, ma dico anni, che una delle vocine che affollano la mia testa mi dice di impostare un server a casa. E sono anni, ma dico anni, che rispedisco quella vocina nei meandri più remoti della scatola cranica, tanto che dopo secoli di opportunità avute quando su tutte le mie macchine girava linux (tutti continuano a dire che linux è la miglior piattaforma su cui far girare un server), mi son deciso a realizzare qualcosa di vagamente somigliante ad un server proprio quando le mie macchine son tutte Apple, eccetto che per l’EEEpirlotto che di fare il server non ne vuol sapere (eppure gliel’ho chiesto gentilmente!).

Insomma, grazie agli spippolamenti che si sono resi necessari per la realizzazione di questo blog, specialmente in seguito ai recenti spostamenti “forzati” dalla morte di HelloWeb, mi son reso conto di aver approfondito le mie conoscenze tecniche riguardanti il lato prettamente SQL e PHP di un sito come questo.

Un attimo, non sono mai stato e credo che non sarò mai un programmatore, direi che “smanettone” sia il termine che sempre meglio di qualunque altro descriverà perfettamente la mia identità informatica: quella di colui che CopIncolla pezzi di WEB in altrettanti pezzi di codice locale, il più delle volte incrociando le dita (quanto è difficile usare il mouse e la tastiera!) e non avendo la benchè minima idea di quel che sta facendo.

OK, ottima premessa, proseguiamo!

Leopard ha già implementato al suo interno un server Apache dormiente ed un sacco di altre cosine che semplicemente andrebbero risvegliate, basterebbe installare MySQL per avere un server funzionante, ma il terminale sarebbe quasi l’unica risorsa, sia per l’installazione che per l’impostazione (ORROREEEE!!!).

Per non sputtanare completamente un sistema già di suo abbastanza compromesso dagli smanettamenti di anni, ho deciso per l’uso di MAMP Pro, un ambiente di sviluppo a sè stante, munito di una comoda interfaccia grafica per l’avvio dei vari servizi, che crea un server separato da tutto ciò che è il sistema.

Davvero in 2 click ero on-line e pronto per installare WordPress sulla mia macchina, ponendo i files html o php nella directory /Applications/MAMP/htdocs, che diventa la localhost. Si può avere la prova della presenza on-line accedendo al proprio indirizzo IP con un browser; io, per avere la certezza matematica che nulla che fosse presente nella mia rete domestica interferisse con questo, ho effettuato l’accesso con l’eeePC, connesso in HSDPA mediante la mitica Huawei E169.

Una veloce ricerca su Google ci farà notare quanto la blogosfera sia ottusa: i vari “copincollaggi” da un blog all’altro mettono gente idiota nelle condizioni di parlare di software che non ha mai usato e di cui ha letto qualcosina; infatti tutti ci presentano questo software come una piattaforma destinata ad un uso esclusivamente locale, per provare ad installare un nuovo plugin su WordPress per rodarlo, prima di installarlo sul proprio blog, per esempio, oppure per provare uno script PHP di dubbia provenienza.

NULLA DI PIU’ LONTANO DALLA REALTA’! Il server di cui parliamo è un server completo in tutto e per tutto e ci permette di avere un sito in locale, del quale si possono aprire le porte per la visione da parte del mondo del fottuto WorldWideWeb!

Ma in che maniera un amministratore “casalingo” può ottenere di avere un sito web nel computer di casa, che sia visibile dall’esterno, a meno di non comunicare a tutto il mondo il suo indirizzo IP ogni volta che riavvìa il router? Infatti la maggior parte di noi ha una connessione con indirizzo IP dinamico; nulla di più semplice che l’utilizzo del servizio gratuito di DynDNS, sito che si occupa di abbinare un nome a dominio, scelto tra quelli disponibili sul sito stesso, al proprio indirizzo IP, costantemente aggiornato con svariati sistemi, come per esempio un comodo updater installato sulla macchina che avvìa un demone che comunica a DynDNS il proprio indirizzo IP ad intervalli di tempo decisi dall’utente. Nel mio caso ho la fortuna di avere un router che gestisce gli account DynDNS, quindi è lo stesso router che comunica al sito il mio IP, ogni volta che si riavvìa, senza demoni in giro per la mia RAM e la mia rete domestica.

L’indirizzo relativo al mio blog “locale”, per esempio, è http://bigo72.is-a-geek.com e, per quanto pittoresco, non è che sia decisamente ….. “professionale”, ma purtroppo DynDNS mette a disposizione solo un elenco abbastanza … come dire….”dissacrante”?

OK, a questo punto sono online, ma quel nome a dominio proprio non mi piace! Ecco che interviene il concetto di CNAME all’interno del pannello configurazione di un nome a dominio: in pratica basta l’acquisto di un dominio ed il forward del traffico dati di un altro dominio attraverso di lui, mediante la creazione di un record CNAME che punti al dominio DynDNS e il gioco è fatto: è per questo che con grande orgoglio voglio annunciare la nascita di http://www.bigo72.com

Per l’acquisto del nome a dominio consiglio NameCheap.com, di facile gestione e con prezzi davvero vantaggiosi.

Per ora è tutto, visto che per il momento sono ancora in “rodaggio” cerco di tenermi buono e caro questo spazio, con questo indirizzo, prima di trasferirmi completamente: quel blog rimarrà una brutta copia di questo per il momento, fino a quando non sarò sicuro di poterlo gestire in piena consapevolezza di ciò che faccio (quello che ho ottenuto fino ad ora è un “coso” che funziona, ma non so esattamente come ci sono riuscito!).

Certamente lo stile del presente articolo è ben lungi dall’assomigliare ad una “guida” o “tutorial” su come impostare un server in casa propria, ma credo fornisca abbastanza spunti per orientarsi nelle scelte da effettuare qualora si volesse intraprendere questa strada…..il resto è su Google icon biggrin Trasformare il Mac Mini in un Server, con tanto di supporto PHP e MySQL: MAMP



Aggiornare i driver ALSA all’ultima versione su Ubuntu

venerdì, 20 febbraio 2009
alsa Aggiornare i driver ALSA allultima versione su UbuntuA partire dalla guida all’installazione di Ubuntu su eeePC del buon vinboy ho provato a fare quanto dice per quanto riguarda l’aggiornamento e l’ottimizzazione dei driver ALSA di Ubuntu.
Ricordiamo che i driver ALSA (Advanced Linux Sound Architecture) si occupano della gestione dell’audio del PC.
Nella sua guida vinboy consiglia di scaricare uno script dal forum di Ubuntu, in modo da permettere, con la sua esecuzione, il download e l’installazione delle dipendenze, nonchè il download e la compilazione dell’ultima versione dei driver in questione.
Lo script è molto ben realizzato, nulla da dire, ma purtroppo cerca di scaricare i tarball dei sorgenti via FTP e pare che www.alsa-project.org abbia un po’ di problemi per quanto riguarda lo scambio FTP, non so, magari provocati da traffico intenso sui server, fatto sta che lo script si blocca, continuando a cercare di scaricare questi files.
Ho notato che il sito permette anche un download via HTTP ed ho corretto lo script di conseguenza, sbloccando di fatto la situazione.

Il download dello script corretto è effettuabile clickando QUI e devo dire che dopo la compilazione la situazione audio generale è decisamente migliorata sul mio 900.

 Aggiornare i driver ALSA allultima versione su Ubuntu

Installare Mac OS X Leopard su un vecchio MacBook nato con Tiger (versione per fighetti)

domenica, 21 dicembre 2008

justin long Installare Mac OS X Leopard su un vecchio MacBook nato con Tiger (versione per fighetti)

Il fighetto per eccellenza.

Perchè per fighetti? Si chiederà il povero Pino.

Ma perchè solo i fighetti hanno un MacBook PRO UniBody ora come ora, o quantomeno così viene etichettato dal popolo della rete chi ha un laptop di questo tipo.

Ma veniamo al dunque: il nuovo acquisto mi ha messo nelle condizioni di disfarmi del vecchio MacBook, cosa che ho apparecchiato predisponendo una nuova installazione di Leopard, in modo da poterlo cedere al futuro proprietario.

Il vecchio MacBook nasceva con Tiger ed io ci avevo installato un Leopard, come dire…..preso in prestito da un amico che aveva masterizzato una copia manipolata; insomma avevo un accrocchio ottenuto dalle immagini disco scaricate dai tracker torrent.

Questa volta volevo fare le cose per benino e infilato il CD di Leopard del MacBook pro, ho riavviato il MacBook, ma, sorpresa delle sorprese, subito dopo la scelta della lingua, ecco un messaggio che non permette “ma” o “perchè”: “Mac OS X non può essere installato su questo computer”! (il punto esclamativo ce l’ho aggiunto io, simbolo fallico esplicativo: dà l’idea di come si sente l’user in quel momento).

Che fare? Come al solito Google mi è amico e le ricerche mi hanno portato QUI, procedimento seguito alla lettera, ma non ha funzionato per me: al momento dell’installazione, stesso problema! (E non ho voglia di chiedermi il perchè).

Il grande morpe di #mela su irc.azzurra.org mi ha illuminato, ricordandomi che una volta c’era il Target Mode a risolvere questioni di questo genere, ma ora coi nuovi MacBook non si può perchè non hanno la firewire….ma io sono un fighetto ed ho il PRO e, siccome ho anche un disco FireWire di vecchia generazione, ho anche un cavo con ad un capo un plug per la vecchia FireWire e dall’altro uno per la nuova.

Insomma, gli ingredienti c’erano tutti, bastava sperare che quel benedetto check di compatibilità non rompesse le scatole dopo il riavvìo del MacBook target!

Riavvìo riuscito alla perfezione! Confermo che installare in target mode da nuovo MacBook PRO a vecchio computer apple (credo in generale) si può!

A chi possa servire questa notiziona non so, sessuno è fighetto al punto d’avere un MacBook PRO di nuova generazione e un vecchio MacBook, ma chi lo sa, forse Pino vuol far l’acquisto icon biggrin Installare Mac OS X Leopard su un vecchio MacBook nato con Tiger (versione per fighetti)

Tema WordPress “Freshy2″: customizzazione all’ennesima potenza

lunedì, 15 dicembre 2008

freshy2 Tema WordPress Freshy2: customizzazione allennesima potenzaCome più di una volta è accaduto nella vita di questo blog, mi sono ritrovato ad aggiornare tema e plugin in modo da modificarne l’aspetto; scelta non voluta, ma forzata dal fatto che ogni aggiornamento, sicuramente per mia impreparazione ed ignoranza, mi riportava allo stato di default di WordPress, con un paio di temi orribili e poco customizzabili, se non con un massivo uso di codice (cosa per me impensabile!).

Questa volta ho trovato un tema davvero carino da vedere, sputtanatissimo, è vero, ma quello che più mi convince per la sua adozione è la completa customizzazione in maniera visuale.

Insieme al tema, infatti, è possibile installare un plugin (customize) che permette di cambiarne l’aspetto semplicemente navigando per menu in dashboard.

Insomma, WordPress comincia a piacermi, ora di più grazie a questo tema, che “blogspottizza” l’approccio alla pubblicazione.

Spesso infatti ho dichiarato di rimpiangere la semplicità d’uso della piattaforma di Google, ma di essere attratto dalle potenzialità di WordPress, al punto di essere spinto alla migrazione e ad un full-immersion che ha dato come risultato la velocizzazione dell’apprendimento: una serie di prove  preventive non mi avrebbe fatto sentire ugualmente “costretto” a imparare ad usarlo.

Il tema Freshy2, tuttavia, applica alla Dashboard una funzione che non tanto accetto: modifica l’editor, filtrando quello nativo di WordPress, cosa abbastanza odiosa, anche perchè fa scomparire la barra delle icone delle funzioni estese, e per chi come me ama pubblicare con una formattazione giustificata, è una cosa inaccettabile, visto che l’icona relativa all’attivazione di quella formattazione è proprio tra le funzioni estese.

E’ per questo che ho trovato il trucchetto: basta editare il file functions.php e trovare e commentare la riga

add_filter(“mce_buttons”, “freshy_editor_mce_buttons”, 0);

Per commentare le righe in tali files è sufficiente aggiungere un doppio slash all’inizio //

Per il resto è tutto da scoprire e finalmente….forse, e dico forse, potrò dedicarmi ad un sano e costruttivo blogging impegnato (Pino e Shijngo cercano amici!)

eeePC: Nuovo acquisto e smanettamenti vari…

lunedì, 15 dicembre 2008

ubuntu eeepc asus eeePC: Nuovo acquisto e smanettamenti vari...

E finalmente ho fatto il “grande passo”! Mi è piaciuta l’idea fin dai suoi albori, semplicemente mi andava di prenderlo e l’ho preso.

E’ cominciata una nuova era per questo blog: mi occuperò anche di postare le mie impressioni sul funzionamento di questo cazzerello informatico.

Subito dopo l’acquisto (al più presto pubblicherò le foto dell’unboxing) non ho neanche voluto vedere Xandrox, sistema operativo facente parte delle innumerevoli distro linux, studiato appositamente per l’eee (gli screenshot in giro per la rete mi facevano rabbrividire da mesi), ma sono entrato nel bios, ho impostato un lettore DVD esterno come prima periferica di boot e ci ho schiaffato una bella Ubuntu!

Tra le altre cose, mi ha reso felice il fatto che qualcuno aveva pensato a creare una distribuzione linux appositamente manipolata per riconoscere immediatamente l’hardware del marchingegno, come a mia volta feci io anni fa col FlyBook della Dialogue, solo che in quel caso eravamo in 3 a lavorarci e il progetto si fermò quando vendetti il costoso pirlino taiwanese, ma la distro viene tutt’ora scaricata a manetta e ricevo decine di email di ringraziamento da tutto il mondo.

Bando alle ciance, dicevo, mi ha rallegrato la scoperta dell’esistenza di eeeBuntu, ma dopo averla provata, ho voluto esagerare ed andare oltre: in pratica, “spaventato” da tutti gli allarmismi relativi al “numero chiuso” di scritture su disco mi sono detto:”perchè non installare i vari sistemi operativi su SD card e tenere l’HD solo per i documenti?”. In effetti è un concetto che richiama un po’ i primordi dell’era Personal Computer (mai sentito parlare di Floppy?): inserisco la scheda SD del sistema operativo che voglio utilizzare et voilà, con i due dischi interni formattati in FAT32, in modo da poter essere letti e scritti da chiunque ci provi.

Devo dire che la rete di blog e forum, specialmente italiana, ha un gran disordine dal punto di vista dei tutorial, in pratica si parla di eeePC in generale molto spesso, non specificando se si sta parlando di 701 o 900, piuttosto che di 901, quindi inevitabilmente si installa una decina di volte prima di capire quale procedimento seguire sul serio.

Io ho trovato QUESTA guida molto efficace, forse il primo che parla davero di 900 nello specifico, hardware completamente riconosciuto e kernel con tutti i moduli precompilati già inclusi, in pratica niente smanettamenti strani, compilazioni ecc, basta fare quei due passaggi.

Dal lato Windows ho preferito una XP ice, quella tamarra con tutte le sfumature neon, troppo bella! Leggera e veloce, almeno mi ritrovo con un buon supporto anche win e posso finalmente cancellarlo dal MacBook, che mi occupa solo spazio, per quelle due volte l’anno che son costretto ad usarlo!

Bene, per ora mi sembra di aver dato la notizia in maniera adeguatamente esplicativa, credo che post riguardanti il cazzerello ce ne saranno un bel po’ da ora in poi….dopo il software c’è l’hardware, e ti confesso che non vedo l’ora di metter mano a cacciavite e saldatore, proprio come ai vecchi tempi del modding che ha occupato uno spazio consistente nella mia vita geek … se vogliamo, col Mac funziona tutto perfettamente da subito ed è fantastico, ma chi è abituato ad avere un rapporto “fisico” con le proprie macchine un po’ ci soffre.

Ecco allora che ho trovato la soluzione: coi miei due Mac produco, col eeePC smanetto icon smile eeePC: Nuovo acquisto e smanettamenti vari...

WordPress 2.7, forse una svolta significativa!

sabato, 13 dicembre 2008

wordpress mug1 WordPress 2.7, forse una svolta significativa!

E insomma, forse, e dico forse, WordPress ha deciso di essere un tantino più “BloggerFriendly”! Ho aggiornato di nuovo e mi rendo conto che finalmente è un tantino più manipolabile anche da chi non conosce affatto cose dell’altro mondo tipo PHP, CSS ecc. Insomma, non che non mi sia mai messo a spippolarci, ma quante volte ho rimpianto l’abbandono del facile e veloce BlogSpot! Anche se l’idea della potenzialità di customizzazione mi forniva il “pruritino” necessario a spingermi ad andare avanti. Adesso finalmente la DashBoard è un tantino più intuitiva, ho messo poi sto tema “sputtanatissimo”, ma molto ben realizzato, che consente un completo controllo su ogni aspetto della visualizzazione. Cosa importante e di grande rilievo è la possibilità di aggiornare WordPress automaticamente ogni qualvolta lo stesso ci segnala una nuova versione, così come succedeva per i widget fino alla versione precedente; in pratica, niente più sbattimenti! Upload e messaggi di errore, aggiornamento teorico di 5 minuti e pratico di 2 notti di bestemmie: un click e via…..PARE! Spero solo che la realtà sia davvero così semplice, vorrei davvero cominciare ad essere produttivo come si deve, senza perder tempo per settare la distanza del testo dalle immagini! Vedremo, per ora ringraziamo WordPress per il regalino di Natale che ci ha fatto, rendendoci forse le cosine un tantino più facili.

Inutility software, aggiornamenti: il caso 1PassWord

venerdì, 22 agosto 2008

getamacimbottito Inutility software, aggiornamenti: il caso 1PassWord

Ricordi il PC pieno zeppo di “inutility” software? Mi sono appena accorto che il mio MacBook è pieno zeppo di stronzate, scoperte grazie a GoogleReader, usate una volta per curiosità e poi mollate lì nel dimenticatoio della cartella Applicazioni.

Mesi fa avevo installato LogicielMac Update un donationware molto utile perchè tiene traccia di tutti i programmi e ne segnala versioni aggiornate.

Siccome ho impostato il programmozzo per partire al login, e siccome i miei uptime sono enormi, e siccome l’ultima volta lo avevo Mela-Q…ato, a distanza di un mesetto ho riavviato il laptop e mi sono ritrovato ovviamente il baloon di LogicielMac Update in pieno schermo, pronto a segnalarmi un mare di applicazioni aggiornate, molte delle quali non ricordavo nemmeno di aver installato e soprattutto non ricordavo a cosa servissero!

Consapevole del fatto che quelle “acquistate” sul SerialSeekerStore avrebbero avuto bisogno di un “ritocchino”, senza badare molto a cosa facevo gli ho detto di scaricare tutti gli aggiornamenti che trovava.

La mia attenzione è stata richiamata da 1Password ….. ma che faceva? A che cazzo serviva? Boh! E chi si ricorda?

Ed ecco che ricomincia la litanìa delle ricerche, giochi di SerialSeeker, forum rumeni, filippini ecc…. 1Password … 1oraPersa… e sempre lì in bella mostra lo splashscreen con in grande “Purchase Now!”

Mi son fatto talmente prendere dalla cosa che sono andato anche a vedere quanto costava….decisamente troppo per i miei gusti!

Ho approfittato del fatto che ero sul sito per rileggermi le specifiche del programma, in modo da capire che fa esattamente: memorizza tutte le informazioni che inseriamo nei form online, usernames, passwords, numeri di carta di credito, codici segreti ecc… e li riutilizza permettendo l’accesso rapido la volta successiva, o comunque una compilazione più veloce …. solo su Safari …. MA IO USO FIREFOX!!!!! E con FireFox uso la mitica Sxipper, add-on ovviamente gratuita che fa il suo porco lavoro!

Mi sono ricordato di un’applicazione che non uso moltissimo e che credo comincerò a rivalutare nei prossimi giorni: AppZapper!

Fanculo 1PassWord!!!

Inutility Software, aggiornamenti: il caso 1Password.

martedì, 5 agosto 2008

getamacimbottito Inutility Software, aggiornamenti: il caso 1Password.

Ricordi il PC pieno zeppo di “inutility” software? Mi sono appena accorto che il mio MacBook è pieno zeppo di stronzate, scoperte grazie a GoogleReader, usate una volta per curiosità e poi mollate lì nel dimenticatoio della cartella Applicazioni.

Mesi fa avevo installato LogicielMac Update un donationware molto utile perchè tiene traccia di tutti i programmi e ne segnala versioni aggiornate.

Siccome ho impostato il programmozzo per partire al login, e siccome i miei uptime sono enormi, e siccome l’ultima volta lo avevo Mela-Q…ato, a distanza di un mesetto ho riavviato il laptop e mi sono ritrovato ovviamente il baloon di LogicielMac Update in pieno schermo, pronto a segnalarmi un mare di applicazioni aggiornate, molte delle quali non ricordavo nemmeno di aver installato e soprattutto non ricordavo a cosa servissero!

Consapevole del fatto che quelle “acquistate” sul SerialSeekerStore avrebbero avuto bisogno di un “ritocchino”, senza badare molto a cosa facevo gli ho detto di scaricare tutti gli aggiornamenti che trovava.

La mia attenzione è stata richiamata da 1Password ….. ma che faceva? A che cazzo serviva? Boh! E chi si ricorda?

Ed ecco che ricomincia la litanìa delle ricerche, giochi di SerialSeeker, forum rumeni, filippini ecc…. 1Password … 1oraPersa… e sempre lì in bella mostra lo splashscreen con in grande “Purchase Now!”

Mi son fatto talmente prendere dalla cosa che sono andato anche a vedere quanto costava….decisamente troppo per i miei gusti!

Ho approfittato del fatto che ero sul sito per rileggermi le specifiche del programma, in modo da capire che fa esattamente: memorizza tutte le informazioni che inseriamo nei form online, usernames, passwords, numeri di carta di credito, codici segreti ecc… e li riutilizza permettendo l’accesso rapido la volta successiva, o comunque una compilazione più veloce …. solo su Safari …. MA IO USO FIREFOX!!!!! E con FireFox uso la mitica Sxipper, add-on ovviamente gratuita che fa il suo porco lavoro!

Mi sono ricordato di un’applicazione che non uso moltissimo e che credo comincerò a rivalutare nei prossimi giorni: AppZapper!

Fanculo 1PassWord!!!