E’ da tempo che una marea di utenti Ubuntu si chiedono come risolvere il bug relativo al famoso tap 2/3 dita invertito; a me personalmente non ha mai dato fastidio, ma son sicuro che a molti interesserebbe portarlo alla normalità.
Seguendo questo bug su bugzilla, ho approfittato della soluzione fornita da Yuri Khan con la sua patch per gnome-settings-daemon che consente di creare delle chiavi in gconf-editor che permettono di configurare a proprio piacimento i tap a due o tre dita.
Siccome patchare un sorgente non è da tutti e siccome volevo provare a farlo io per la prima volta, mi sono messo a disposizione della comunità come “leecher di gloria” ed ho ricompilato gnome-settings-daemon in un pacchetto .deb pronto per l’installazione e con tanto di patch inclusa!
Che dire? Sono un mito, lo so, non esageriamo, ma comunque il .deb è qui, pronto per il download e per tutte le dritte non posso che ringraziare il competentissimo lacunoso
Insomma, alla fine dei conti che merito ho? Boh, ho solo seguito delle istruzioni, ma spero di aver facilitato la vita di molti
Da Intrepid in poi, molto è cambiato in Ubuntu, per chi la conosce e la usa da una vita, qualche esempio? xorg.conf praticamente non esiste più di default, /etc/modprobe.d/aliases idem con patate e una marea di altre cose che non sto a citare, ma si tratta di quelli che per anni sono stati i files classici da modificare a proprio piacimento, per personalizzare al meglio il sistema, secondo le proprie esigenze (spero non mi tolgano /boot/grub/menu.lst o /etc/apt/sources.list altrimenti passo a Windows sull’EeePC!)
Vengo al dunque: una delle personalizzazioni che mi riguardava personalmente immediatamente dopo una nuova installazione era la disabilitazione del tanto inutile quanto fottutamente onnipresente ipv6, che per quanto mi riguarda rallenta solo il boot e la navigazione, almeno per ora ed almeno fino a quando non entrerà in uso definitivo….non so, non sono molto informato e non mi importa nulla che lo riguardi, ma non ce lo voglio nella mia box, PUNTO!
Fino a Intrepid era possibile disabilitare il supporto ad ipv6 con pochi semplici passi, modificando /etc/modprobe.d/aliases ecc. (la rete è piena di “tutorial” in merito, non sto qui a dilungarmi su quel vecchio procedimento), ma adesso le cose son cambiate ed il supporto all’ipv6 è compilato all’interno del kernel e nemmeno come modulo! Quindi ci attacchiamo tutti! ….. A meno che …. non ci sporchiamo le mani con una compilazione del kernel “al volo”.
Calma, calma, lo so, anche io tremo quando si parla di ricompilare il kernel, ma questa cosa è più semplice di quanto sembri. In pratica ricompileremo il kernel con il supporto a ipv6 come modulo, in modo da abilitarlo e disabilitarlo quando e se ci pare, ovvero quando qualcuno si deciderà ad utilizzarlo.
Primo passo. Installare i pacchetti necessari:
$ sudo apt-get install kernel-package libncurses5-dev fakeroot bzip2 linux-source
Secondo passo. Scompattare l’immagine del kernel:
$ cd /usr/src
$ tar jxvf linux-source-*.tar.bz2
$ ln -sf /usr/src/linux-source-[versione del nostro kernel] /usr/src/linux
Terzo passo. Salvare una copia di backup dell’attuale file di configurazione:
$ cd linux
$ sudo cp /boot/config-$(uname -r) .
$ sudo mv config-$(uname -r) .config
Quarto passo. Compilare ipv6 come modulo:
$ sudo make menuconfig
Si aprirà il menu di configurazione del kernel. Prima di tutto selezioniamo “Networking support”, quindi “Networking options”. All’interno di “Networking options” cerchiamo la riga “IPv6 Protocol” e, una volta selezionata premiamo “M” oppure la barra di spazio fino a che non compare la lettera “M” tra i simboli di maggiore e minore, così: “<M>”. Salviamo la configurazione ed usciamo.
Quinto passo. Ricompilare il kernel:
$ sudo make-kpkg clean
$ sudo fakeroot make-kpkg –initrd -append-to-version=-noipv6 kernel_image kernel_headers
Questo è il momento di prendere un caffè….di solito in tutte le guide o pseudo tutorial in giro per la rete si parla di caffè….ma due ore e mezzo (Abbiamo voluto l’EeePC? Ecco le conseguenze!) mi sembrano davvero un casino di tempo per prendere un caffè, anche perchè non ho idea di cosa proporre dopo il caffè, provate a guardare il/la vostro/a partner con una luce speciale negli occhi, forse si trova la maniera per passare un paio d’ore. Se non avete un/a partner è il momento buono per uscire a cercarne uno/a.
Sesto passo. Installare il nuovo kernel:
$ cd /usr/src
$ sudo dpkg -i linux-headers-*.deb
$ sudo dpkg -i linux-image-*.deb
Settimo passo. Mettere in blacklist ipv6:
$ sudo gedit /etc/modprobe.d/blacklist
Alla fine del file aggiungiamo la seguente riga:
blacklist ipv6
Salviamo e usciamo.
Ottavo passo. Controlliamo che tutto sia OK
Riavviamo la macchina (giocattolo?) e connettiamoci ad internet normalmente, poi inseriamo nel terminale il seguente comando:
$ ip a | grep inet*
Se l’output non fa nessun riferimento a qualcosa tipo “inet6″, congratulazioni: stiamo usando ipv4!
NOTA: nel Quarto passo, invece che compilare ipv6 come modulo, si potrebbe decidere di eliminarlo definitivamente e senza pietà schiacciando ripetutamente “spazio” finchè ipv6 resta non selezionato. In questo caso si può saltare il Settimo passo perchè non sarà necessario mettere niente in blacklist, semplicemente avremo deciso di non compilarlo e basta.
Il mio pirlotto va che è una bellezza ora….sperando che il team di sviluppo non mi sforni un nuovo kernel proprio oggi, se no mi sparo!
EDIT del 27/04/2009: Non testato personalmente – In diretta dai commenti ecco il “metodo telperion“, per fare tutto in maniera più elegante
(grazie telperion!) – pare che funzioni solo con kernel Vanilla, però, aspetto feedback.
Lo aspettavamo tutti, i rumors erano sempre più vibranti ed eccolo qui, in tutto il suo splendore: è il nuovo iMac Shuffle!
Secondo quanto riportato dal noto sito che ne ha esposto in anteprima le immagini, siamo di fronte al primo Mac praticamente senza problemi di schermo, senza porte I/O, tanto è tutta roba che non serve, comandato col telecomando, munito di un “libretto” di istruzioni di sole 72.000 pagine.
Quindi niente più periferiche inutili e ingombranti come mouse o tastiera, il tutto basato sulla più potente tecnologia Apple: il VoiceOver.
Il tutto progettato al fine di attirare l’attenzione sul fantastico logo della Melozza, e uno sguardo laterale è fatto per godere del design raffinato e ultrasottile.
In pratica è rimasto il tasto d’accensione e gli altoparlanti, per permetterci di ascoltare il fantastico suono del login. Per il resto è il mac che tutti conosciamo…internamente, ma finalmente ci è negato di fare quello che ci pare per trasformarlo come diciamo noi, non è meraviglioso?
Idea geniale, non neghiamolo [fonte]
Questa è proprio catalogabile a pieno titolo col tag LoSapevateTuttiEioNO. E comunque me la son cercata, visto che Safari lo uso poco e mi sta sulle balle, l’ho sempre dichiarato apertamente. Tuttavia in questi ultimi giorni lo sto rivalutando, devo esser sincero, anche grazie al rinnovato look di Safari 4beta che mi ispira un tantino.
A Cesare quel che è di Cesare: è grazie a RunAway di #mela che ho scoperto GreaseKit, il GreaseMonkey per applicazioni WebKit, tra cui Safari, davvero una gran bella storia, visto che per quanto mi riguarda lo avvicina di più all’uso che personalmente faccio del browser (in pratica ci installo la peggiore merda che gira per la rete, fino a quando non son costretto a creare un nuovo profilo per morte prematura del precedente per over-dose da script e add-on).
Uno degli script carini e senza dubbio utili è YouTube Perfect che mostra la pagina di un video su YouTube sotto una veste rinnovata, con un bel po’ di comandi in più, tra cui un mitico tasto dal sibillino nome di “Download” che non lascia spazio a nessun tipo di dubbio circa la sua funzione.
Quello che avremo al primo avvìo, tuttavia è una cosa simile a questa, non appena clickeremo sul play:
In effetti non si tratta di un bug, come potrebbe sembrare ad un primo sguardo, ma di una funzione attivata di default, esattamente quella che “spegne la luce” e focalizza la nostra attenzione sul video che stiamo guardando, attivabile e disattivabile clickando sull’icona che rappresenta una lampadina sotto al player.
Ma a noi non piace che le cose ci vengano imposte, se io voglio guardare il video con la luce accesa come la mettiamo? Poco male, basta clickare sull’icona della lampadina, ma se non vogliamo che questa funzione sia attivata di default, purtroppo non basterà urlarlo a gran voce: dovremo agire sullo script, da buoni smanettoni.
Anche qui il tributo in diamanti e pietre preziose va pagato a RunAway che ha scoperto che per non avere la “luce spenta” di base, basta impostare a false due variabili all’interno dello script (che si edita aprendo il menu di GreaseKit e scegliendo la voce “Manage Scripts”): autoExpand e autoLightsOut.
Fatto questo di default avremo una situazione come questa:
Ed eccoci qui, basta clickare sull’icona della lampadina, se ci pare, per spegnere le luci e il tutto è molto più usabile. Davvero interessante quello che si ottiene girando la rotella del mouse su un video in modalità mp4.
Grazie RunAway!
Non so voi, ma io sono paranoico: ogni volta che mi fisso su un qualcosa che voglio cambiare nel sistema (quello con la S minuscola, visto che quello con la maiuscola ho rinunciato a cambiarlo già da molto tempo), non mi fermo fino a quando non la vinco!
Erano giorni che mi soffermavo a studiare le preferenze di X-Chat Acqua per cercare di capire come disabilitare la funzione di scrollback, che permette a X-Chat di salvare vecchie conversazioni all’interno dei tab di canali e query. Una cosa un tantino fastidiosa, visto che il logging l’ho disabilitato e non ho voglia di rivedere le cazzate che ho sparato ieri notte alle due quando mi si chiudevano gli occhi dalla stanchezza.
Ecco che dopo ricerche assurde, visto che ancora non sapevo che keyword utilizzare, ho scoperto prima di tutto che questa cosa si chiamava scrollback, poi che per disabilitarla basta dare il comando
/set text_replay off
Questo blocca la registrazione dei cavoli nostri da questo momento in poi, ma c’è ancora memorizzata tanta robina vecchia, da cancellare dalla directory /Users/nome_utente/Library/Application Support/X-Chat Acqua/scrollback buttare nel cestino, chiudere X-Chat, svuotare cestino e riavviare un X-Chat più pulito. Fatto!
Lo scorso anno, in questo articolo, avevo descritto come disabilitare il check della compatibilità dei plugin di FireFox, cosa interessante, ma, ahimè, non sempre sufficiente a rendere i plugin completamente fruibili.
Oggi ho scoperto, grazie a questo articolo, che il vero responsabile di tutta la storia è un file dall’arcano nome di extensions.rdf situato nella directory del profilo di FireFox in uso. E’ lì che sono elencate le compatibilità di tutti i plugin.
Spesso, come risaputo, un plugin è potenzialmente funzionante su versioni successive del nostro beneamato browser, ma tale potenzialità è castrata dall’intervento degli sviluppatori del plugin che barricano la compatibilità aspettando di collaudare lo stesso su versioni successive del browser di casa Mozilla.
Ebbene, non sempre questa “revisione” è concomitante con una nuova release di FireFox, e non è raro che passino dei mesi.
A questo punto interveniamo noi, editando il file di cui parlavo, situato in MacOSX nella directory /Users/nome_utente/Library/Application Support/Firefox/Profiles/xxxxxx.nome_profilo.
Basterà cambiare tutte le occorrenze del tipo NS1:maxVersion=”X.y.*” con nuneri relativi a versioni successive; io ci ho messo 3.2, così non ho rotture di coglioni per un bel po’ (anche se dicono che si passerà al 3.5, boh, staremo a vedere).
Importante è salvare una copia del file prima di aprirlo ed editarlo con TextEdit, in modo da formattarlo nella giusta maniera.
Insomma, tutti sapete oramai quanto mi sta sulle balle Safari, non so perchè, ma è così, non so darne una spiegazione valida e tecnica, ma lo uso pochissimo, di solito solo per fare degli esperimenti sul blog, per testare gli effetti di un accesso senza login automatico, cosa che grazie ai cookies ed al salvataggio delle password ho impostato su FireFox, quindi per evitare di accedere automaticamente e poi effettuare il log-out e poi di nuovo il log-in, uso due browser e chi s’è visto s’è visto. Tuttavia l’ultima beta di Safari non mi dispiace, quantomeno dal punto di vista estetico, il discorso delle schede in alto, forse, non so, non è male. Un’unica “pecca” ha avuto fino ad ora, il fatto che era localizzato solo ed esclusivamente in inglese. Invece oggi ti apprendo, sempre per ultimo (e figurati, quando mai potrei smentirmi?!), che una localizzazione in italiano esiste ed è scaricabile da QUI
Sempre mitica fonte
Intendo descrivere in quest’articolo l’odissea che mi ha visto protagonista di una vicenda che ha del surreale.
Lunedì 9 marzo 2009 ero, come tutte le mattine, nella situazione raffigurata dall’icona del Feed qui su a sinistra, quando di punto in bianco FireFox mi dice che non sono connesso; a questo punto faccio le analisi di rito: disattivo airport e lo riattivo, guardo il router e mi accorgo che la lucina che rappresenta la linea ADSL è spenta!
Con l’intenzione di chiamare il 187 per capire cosa avesse la mia Alice 20 Mega, alzo la cornetta del telefono e…..morta!
Non mi faccio prendere dal panico e chiamo il 187 dal cellulare…..e qui comincia l’odissea, felicemente appena conclusasi dopo 4 giorni, grazie al fatto che sono andato a prendere il tecnico personalmente mentre mangiava….ma andiamo avanti per gradi.
In generale il 187 è organizzato in modo da non dare la possibilità a nessuno di incazzarsi con nessuno: telefoni una volta e ti risponde Irene (cognome: “in cosa posso esserle utile”) dalla Sardegna, che ti dice che apre una pratica di guasto e ti da un termine ultimo (dopo 3 giorni) per la risoluzione del problema; quando richiami, una vocina registrata ti dice che se hai intenzione di rompere i coglioni sullo stesso problema, allora è meglio che chiudi perchè devi aspettare 3 giorni, altrimenti resti in attesa e …. magia delle magie, non ci sono operatori disponibili
La mia mammina ha l’abitudine di chiamarmi tutte le sere e la sera del 9 mi chiama come al solito verso le 20:00 …. le risponde un tipo, e lei “mi passa mio figlio per favore?” …. “non conosco suo figlio, a me hanno allacciato il telefono oggi”.
Mia madre mi avverte chiamandomi sul cellulare e io chiamo il MIO numero di casa e ho il piacere di conoscere chi risponde alle mie chiamate dalla mattina.
Richiamo il 187 per integrare nella “pratica” (molto poco pratica) le nuove informazioni, visto che fino ad ora si parlava di guasto generico, ed inserisco il numero che il nuovo utente avrebbe dovuto avere per contratto. Gli operatori, fino a quel momento non disponibili, hanno sgomitato per rispondermi in 2 minuti. Descrivo il problema a Giuseppe (stesso cognome di Irene, saranno parenti?), un siciliano molto simpatico che mi spiega che può solo aprire un guasto generico sulla linea del nuovo abbonato, ma non integrare l’informazione sulla mia pratica….va bene, allora lo faccia! Lo fa.
Il giorno successivo richiamo e scopro un trucchetto: se non si effettua nessuna scelta, si viene spediti direttamente ad un operatore, anche se verrà scelto a caso tra reparto commerciale e tecnico, ma entrambi i generi di operatore possono potenzialmente agire sulle medesime problematiche, quindi non ce ne frega niente, al massimo il “in cosa posso esserle utile” di turno ci chiederà di rifare il 187 e scegliere il servizio tecnico, ma a quel punto basta piangere un po’ e fare gli idioti inetti che non sanno usare la tastiera del telefono e dire che abbiamo tanto bisogno di aiuto e pregarlo/a di non farci ascoltare nuovamente quell’odiosa musichetta. Insomma, di solito funziona.
Insomma, il parente di Irene e Giuseppe, Francesco, mi dice che il caso è in carico ad un non ben identificato “reparto tecnico” e gli chiedo esplicitamente se sono lavori che generalmente vengono dati in subappalto. A questo punto Francesco commette un grave errore, dal punto di vista Telecom: mi comunica il nome della ditta appaltatrice su Firenze, la C.I.E.T S.p.a., azienda che lavora in campo telefonico su tutto il territorio nazionale, ma che a Firenze ha sede a Campi Bisenzio, in via Manderi numero 169 che DOVREBBE rispondere al numero 0558997313. Dico “dovrebbe” per il semplice fatto che non rispondono e, se si degnano di alzare la cornetta, è solo per riabbassarla e non avere rotture di balle.
In tarda serata di ieri finalmente mi risponde un’anima pia che mi dice che stanno smontando e che non sa nulla di nessun problema. A questo punto è provvidenziale il fatto che gli nomino la via in cui abito, e tanto disinvoltamente mi dice “ma io ho fatto un nuovo allaccio in quella via due giorni fa!” “mortacci tua, lo so, stupido idiota, chissà cosa minkia mai hai combinato!” “non si preoccupi domani mattina prestissimo il primo lavoro sarà quello che la riguarda” …. OK, vogliamo fidarci.
Stamattina….ZERO! Ricomincio a telefonare a raffica alla C.I.E.T., ma nulla, solito discorso, non rispondono, allora, armato di navigatore e mitico scooter parto alla volta di Campi Bisenzio e ti trovo un capannone sperduto nel nulla con due tipi che banchettavano allegramente (erano anche le 12:30, mi sembra giusto).
Chiedo di un responsabile e mi dicono che è andato a pranzo, allora espongo il problema a loro …. via …. ILLUMINAZIONE! Uno di loro mi dice “si, io ho in carico il lavoro, ma me lo hanno appena comunicato, ma non so mica se posso venire oggi”…..a quel punto ho bloccato il cancello con la moto e dichiarato che nessuno sarebbe entrato o uscito se non avessi avuto la certezza del lavoro in giornata “OK, sarò da lei alle 14:30″ “bene, grazie, a dopo“.
Fine della storia, in 2 minuti (giuro, due!) mi ha ridato il mio mondo.
Un po’ di considerazioni: se il 187, invece che considerare un errore quello di comunicarci chi “fisicamente” eseguirà il lavoro, considerasse la cosa normale e lo facesse sempre e comunque? Non sarebbe un nostro diritto? In pratica, mi dai il nome e numero telefonico di chi deve venire a fare il cazzo del lavoro, poi me la vedo io con lui!
La famiglia “in cosa posso esserle utile” è composta da persone simpatiche e disponibili, ma a distanza di chilometri, cosa vuoi che ne sappiano se l’operaio della C.I.E.T è in ferie, sta mangiando, è in malattia o sta scopando? Non è meglio che lo chiami direttamente io? Così mi dice “oh ciccio, sono a trombare con la mi’ moglie, e un ti dispiace, vero, se vengo un po’ più tardi?” … cavolo, ma fai pure con comodo, cioè, dico, sarebbe un rapporto più diretto, più umano, cazzarola! Se so che sei tu che devi venire, e so esattamente quando verrai , io mi tranquillizzo e non cago il cazzo al 187 ogni mezz’ora, o no?
Sono un cliente Alice ADSL e Telecom da sempre, mai tradita con porcate tipo Tele2-InfoStrada-zZoneSò, è quello che ritengo il miglior servizio ADSL in tutto il territorio nazionale, ma ora so che quando nasce un problema, meglio sbrigarsela da soli, sempre ammesso che un signor “in cosa posso esserle utile” commetta il grave errore di dirci a quale ditta è stato affidato il lavoro, altrimenti son cazzi amari.
Aggiornamento del 14 marzo: Ieri si son presentati alla centralina 2 operai (non ho voglia di chiamarli “tecnici”) della C.I.E.T in due momenti differenti della giornata, uno la mattina e uno la sera. Mi hanno contattato per annunciarmi che erano qui per risolvere il problema….quale? Boh! Appena ho detto loro che era già stato risolto da un loro collega il giorno prima si sono dimostrati risollevati, dichiarandosi comunque non disposti ad allacciare la linea al poveretto che aveva la mia, visto che non era nel loro ordine del giorno.
Oggi sono stato contattato sul cellulare da un operaio della Telecom che era convinto di parlare col nuovo abbonato che aveva bisogno della linea….ma che casini combina sta gente?! Gli ho fornito il numero di cellulare del mio nuovo amico che finalmente ha il SUO telefono da un paio d’ore …. dopo sei lunghissimi giorni di pura follia! Non ho parole, ma tutto è bene quel che finisce bene, anche se ogni volta che vedo qualcuno in piedi d’avanti a quella centralina comincio a tremare!
Ahimè quanto spesso ci capita di imbatterci in pagine d’errore navigando in giro per il WEB; il più delle volte si tratta del risultato di link forniti da MastroGoogle che memorizza per secoli cose non più esistenti. A quel punto un server Apache non fa altro che restituire un codice d’errore che porta ad una pagina preconfezionata veramente orribile con un difetto di fondo: è un punto d’arrivo ed invita alla fuga.
In pratica la pagina d’errore 404 base non fa altro che dirci che qualcuno ha sbagliato e ci fa sbattere contro un muro. Da questa situazione si esce solo ridigitando l’indirizzo corretto….che di solito non è quello del sito su cui siamo, che ci è già diventato antipatico!
In WordPress la pagina 404 può essere personalizzata a seconda del tema che si utilizza, infatti è customizzata in ogni tema e il suo codice è visibile nella DashBoard, nel menu “Aspetto –> Editor”.
Confesso che ho provato a modificare questa pagina, nel mio tema (Freshy2) carica l’header compreso di menu, ma non le sidebar laterali e su sfondo bianco scrive “Non trovato – Hai cercato qualcosa che non si trova qui”. Molto meglio della pagina del server sicuramente, ma comunque utile solo a metà.
A questo punto ho pensato di creare una pagina perfettamente caratterizzata dallo stile del blog, inserita nel tema come qualunque post ed ho escogitato uno di mille sistemi, nato dall’unione di diverse informazioni colte in giro per forum in cui c’è un’enorme confusione.
In pratica non ho toccato il codice di 404.php tranne che per l’inserimento di due righe in testa:
<?php
header(“Status: 301 Moved Permanently”);
header(“Location:http://www.bigo72.com/404″);
?>
In questa maniera, qualunque cosa segua nel codice della pagina 404.php relativa al tema in uso non viene considerata, perchè si viene sbalzati sulla pagina 404 che sono andato a creare come avrei creato qualunque altra pagina, come ho creato “tag”, “contatti”, “legalese” ecc.
Ciò che però restava un problema era la sua visualizzazione all’interno del menù dell’header, cosa abbastanza antipatica, che cavolo ci sta a fare la pagina 404 in un menu del genere, per essere scelta di proposito? HaHa, solo Pino sarebbe così folle da scegliere quella voce di menù!
Altre ricerchine Google e forum in tutte le lingue, fino a quando non ho trovato la maniera di escludere delle pagine, anche se pubblicate, dal menù dell’header: il file da modificare in questo caso è header.php, sempre contenuto tra le pagine che WordPress ci permette di modificare in “Aspetto –> Editor” e la riga che ci interessa è quella che contiene il comando wp_list_pages.
Qui devo dire che nel mio caso il tema inserisce suoi comandi particolari, infatti wp_list_pages è rappresentato da freshy_wp_list_pages, quindi non escludo che altri autori di temi introducano cose di questo genere. Non ci importa, perchè wp_list_pages dovrebbe essere comunque contenuto e quella è l’unica riga di codice che lo contiene, quindi non si scappa, la riga da modificare è quella, nel mio caso:
<?php freshy_wp_list_pages(’sort_column=menu_order&title_li=’); ?>
diventa:
<?php freshy_wp_list_pages(‘exclude=280&sort_column=menu_order&title_li=’); ?>
Capiamo tutti perfettamente (tranne Pino) cosa si intende con “exclude” spero, ma ciò che ho faticato a capire cosa fosse è quello che nel mio caso corrispondeva a 280, detto “Page ID”. Trattandosi di un numero, ero sicuro che fosse il numero d’ordine della pagina, visibile in dashboard nel menù “Pagine” sotto la colonna “Ordine delle pagine”….INVECE NO! (infatti non funzionava ghgh).
Il PageID è quel numero che compare alla fine della URL relativa alla modifica della pagina, nel mio caso
http://www.bigo72.com/wp-admin/page.php?action=edit&post=280
Ecco fatto: la pagina 404 non compare più nel menù ed è raggiungibile ogni qualvolta si digita un permalink inesistente.
Detto tutto ciò, andate pure a vedere fino a che punto può arrivare la mia follìa
In molti ricorderete Pino ricorderà sicuramente che la storia di questo blog è cominciata su piattaforma Blogspot, poi spostata su hosting gratuito per poi approdare nell’attuale posizione (sarà definitiva? Spero di sì).
Ciò che più amo/odio di Google è che mantiene i risultati delle sue indicizzazioni per un casino di tempo, cosa che non sempre può essere gradita dal WebMaster, specialmente se migra da un host ad un’altro o se cambia il tipo di permalink su WordPress (il permalink è tutto ciò che compare dopo l’indirizzo della homepage: nel caso di un indirizzo del tipo “http://www.nomesito.boh/tutto-quello-che-segue/pagina.php” il permalink è “/tutto-quello-che-segue/pagina.php”).
A questo punto le possibilità di re-direzione del traffico generato dai motori di ricerca sono molteplici ed a seconda del metodo scelto si avranno diversi risultati; citerò solo i due che ho provato, visto che ho l’abitudine di descrivere solo quello che tocco con mano ed evito di copincollare pezzi di WEB senza verificare la validità delle informazioni.
Primo Metodo – index.php home-rimbalzante: si realizza un file index.php da sostituire a quello presente nella propria root sullo spazio web dedicato a WordPress, creando con un editor che non formatti il testo il file ed inserendo le seguenti righe:
<?php
header(“location: http://nuovo.sito.boh”);
?>
A questo punto, ogni link nato da ricerche Google porterà inevitabilmente alla HomePage del nuovo sito che, nel caso di WordPress può essere la lista degli ultimi post o una pagina statica.
Questo metodo è sicuramente efficace e redireziona il traffico, è innegabile, ma non redireziona il navigatore al risultato della sua ricerca, sarà suo dovere, se davvero interessato a leggere il post, quello di cercarlo all’interno del nuovo sito, sempre ammesso che i due siti siano uno la copia dell’altro, almeno fino alla data della migrazione (come nel mio caso).
Secondo Metodo – Redirection Plugin: Questo plugin per WordPress permette di creare delle regole di redirezione delle pagine secondo una miriade di opzioni configurabili e non sto qui a spiegarle tutte, anche perchè il mio “studio” delle features del plugin si è limitato a ciò che abbracciava il mio caso, quindi non mi vergogno a dire che la maggior parte di ciò che ho letto sul sito dell’autore non l’ho capito, anche perchè non interessandomi, non mi ci sono impegnato più di tanto.
Una prima soluzione concessaci dal plugin è una redirezione di una singola URL ad un’altra: in pratica http://www.vecchiosito.boh/permalink diventa http://www.nuovosito.boh/permalink.
E’ facile immaginare quanto questo sistema richieda un mare di tempo, soprattutto se i post sono centinaia! E non nego di aver cominciato con questo metodo, ma al quinto indirizzo WEB mi son fermato stremato!
E’ qui che entra in gioco la capacità di Redirection di leggere ed interpretare delle Espressioni Regolari (o Regex), argomento abbastanza complicato da assimilare, ma a noi non serve approfondirlo più di tanto.
Per intenderci, ecco un esempio delle mie impostazioni:

Importante marcare il campo “Regex”, che dice al plugin che si tratta di un’espressione e non di una URL.
In pratica dico al plugin che quando al sito viene richiesto di visualizzare una pagina con permalink composto da /numero/numero/numero/testo allora deve redirigerlo ad http://www.bigo72.com/permalink (spero che sia chiaro che l’espressione nel campo “source URL” è valida solo nel caso in cui si abbia un permalink impostato come il mio, se il nostro permalink è di tipo differente cambia anche l’espressione corrispondente).
A questo punto tutti i post sono rediretti, ma non è tutto: bisogna redirigere gli indirizzi del tipo /tag/testo quindi la regola da aggiungere alla prima ha come source /tag/(*.) e come target http://www.bigo72.com/$1
Stesso discorso per /pagine/testo ecc.
A questo punto, perchè non redirigere tutto il traffico con una regola del tipo source=/(.*) e target=http://www.nuovosito.boh/$1? Ma come perchè? Per non fare il mio stesso errore! Infatti Pino mi aveva suggerito di inserire questa come unica regola ed il risultato è stato che ogni qualvolta tentavo di accedere alla DashBoard del vecchio bigo72.net venivo catapultato sulla DashBoard di bigo72.com …. ovvio! Senza la possibilità di entrare e disabilitare il plugin! Ho risolto cancellandolo da /wp-content/plugins dopo aver effettuato l’accesso via FTP; in questo modo ha smesso di agire e mi ha permesso di reinstallarlo, configurandolo a dovere: non mi dispiace infatti continuare ad avere accesso “dietro le quinte” di bigo72.net.
Beh, spero che tutta questa folle descrizione serva a qualcuno, pare che Pino mi stia spammando in tutte le PornoVideoChat che frequenta, pur di avere compagnìa!





