
Oramai da quasi un anno sono passato al gMail “lifestyle”, nel senso che ho deciso di lasciare online tutto ciò che riguarda le tonnellate di posta che giornalmente subissano le mie caselle, soprattutto per avere la possibilità di consultarla ovunque mi trovi, anche col palmare in ogni momento.
Oltretutto l’efficiente controllo antispam della gMail non è uno scherzo e di vantaggi ne ha tanti.
Il problema che mi sono posto in questi giorni riguarda i vecchi messaggi di posta (quasi 10 anni di posta archiviati in un profilo di thunderbird che mi porto dietro sulle PortableApps di una chiavetta USB).
Ho cominciato a fare un po’ di ricerche ed ho scoperto che un bel po’ di metodi venivano offerti per risolvere una volta per tutte il problema della posta, tra cui software tipo gMail Loader o altre robe di questo genere, che non fanno altro che cercare di inviare anonimamente attraverso un server google o del proprio ISP le email contenute in un file mBox (formato di archiviazione email di Thunderbird ed altri client).
Altro sistema suggerito da tanti era l’acquisto di una casella di posta IMAP sulla quale caricare tutti i messaggi, per poi scaricarli su gMail……non sono tirchio, ma se c’è un’alternativa gratuita perchè non sfruttarla?
Il problema di gMail Loader è che i server che propone non funzionano, credo che in qualche modo Google abbia impedito di usare quel programma o in qualche modo abbia cambiato le cose nei suoi server prima ancora che l’autore del software se ne accorgesse, fatto sta che non va……allora ho spedito l’autore QUI
Accantonato GML ho deciso di “umiliarmi” chiedendo una mano in #mela e ti ho trovato il solito disponibilissimo ed acuto Immanuel che mi ha suggerito un po’ di cosine atte allo scopo, prima tra tutte l’installazione di una estensione per Thunderbird dal magico nome di Mail Redirect che permette di selezionare tutte le email che vogliamo e inoltrarle ad uno o più indirizzi a scelta.
A dire il vero ho trovato anche un sacco di gente che non oso classificare che, tra uno smile e l’altro diceva cose del tipo “mai sentito parlare di spotlight?” “le email le tieni in locale e le ricerche le fai sul Mac”…. insomma i soliti “ottusi” macuser tipo, quelli da iPod, iPhone e iLife, per intenderci, che non guardano oltre il loro naso, ma la loro presenza è il prezzo da pagare per avere l’onore di conoscere gente come Immanuel RunAway morpe e memento.
Eccomi dunque col mio account gMail impostato sul Thunderbird e la MailRedirect installata sul client di posta più figo del mondo, nonchè tutte le mie vecchie email pronte da spedire.
Comincio allora a reindirizzare tutte le email e vedo con piacere che nel frattempo la gMail comincia a ricevere, ma…….troppo bello per essere vero! Dopo un migliaio di email mi arriva un messaggio del server SMTP che mi informa del fatto che ha deciso di bloccarmi la spedizione di email e che ho raggiunto la soglia massima giornaliera.
Poco male, mi dico, posso sempre spedirne un migliaio al giorno e in una settimana o poco più posso concludere…..ma non mi piaceva, sono un ariete, sono uno di quelli “tutto e subito”!
E’ a questo punto che mi ricordo di aver letto qualcosa riguardo un server SMTP dormiente all’interno del nostro sistema operativo e realizzo che un server personale certo non sta a romperti le balle dicendoti che hai già spedito il massimo delle email consentite, perchè sa che se solo si permette di contraddirti passi a Windows!
Googla che ti ri-Googlo, e trovo QUESTO, che permette di impostare il proprio server locale di posta in uscita (postfix) in pochi click.
Seguendo i consigli dello stesso programma imposto il server in thunderbird e riprovo con la spedizione mediante l’uso di MailRedirect……EUREKA!!!
Credetemi, è un piacere vedere la gMail in tempo reale “soffrire” sotto l’attacco improvviso: migliaia di email tutte insieme, filtrate attraverso i filtri già impostati ed etichettate di conseguenza, oltretutto il mittente dell’email resta quello originale e non il nostro indirizzo di posta in uscita (non sono riuscito a spiegermi il perchè, ma mi piace).
OK, mi auguro che questa mia esperienza sia utile a qualcuno che, come me, va oltre l’iWorld